L’ipnotizzatore che svuota i bancomat

«Vede, signor giudice, fino a quel momento io all’ipnosi non è che ci credessi. Invece quell’uomo mi ha proprio ipnotizzato. Mi ha detto: andiamo al bancomat, e io ci sono andato. E quando mi sono svegliato lui non c’era più». Insieme all’uomo erano spariti anche 250 euro appena ritirati dalla cassa automatica.
L’ipnotizzatore si aggira per Milano e indossa un impermeabile bianco. Un impermeabile che apre, come una muleta da torero o un fazzoletto rosso da prestigiatore. È quell’impermeabile aperto a rimanere impresso alla sua vittima, a distrarla dai dettagli decisivi. «Non è che lo avesse aperto il vento. Lo ha spalancato proprio lui», e la vittima fa il gesto di un uomo che allarga le falde. Ma ancora più straordinaria che nell’ipnotizzare il prossimo è l’abilità dell’uomo nello svanire, nel rendersi inafferrabile, evanescente, quasi impalpabile. Al punto che - nonostante abbia un nome, un cognome (...)