L’ipocrisia di Grillo, campione della finta-svolta

Egregio dottor Granzotto, come lei sicuramente saprà l’8 settembre scatta il «Vaffa-day», durante il quale Beppe Grillo raccoglierà firme per mandare a casa i parlamentari che hanno avuto guai con la giustizia (compresi gli ex terroristi e i pm che hanno ricevuto Mercedes in regalo?). Ho quindi pensato che sarebbe stato simpatico interagire sul blog dell’insigne comico così bravo a scagliare prime pietre, e chiedergli del condono berlusconiano che gli consente di pagare le tasse con un’aliquota ridicola. Ebbene, sul sito campeggiava una scritta che autorizzava il proprietario a cancellare i commenti non graditi. Complimenti (pagliaccio)! Fulgido esempio di pluralismo e libertà d’espressione, forse il «Vaffa» se lo dovrebbe tenere per sé. Piuttosto, come fa tanta gente a lasciarsi abbindolare da questi bravi predicatori (e pessimi razzolatori)?
Ma cosa s'aspettava, caro Urselli? Che Beppe Grillo consentisse critiche alla sua persona? Che le concedesse di smascherare l'ipocrisia della sua, sua di Grillo, virtù? Qui parliamo di uno dei campioni del moralismo all'italiana, ovvero di una malandrina mistura di tartufismo e di giacobinismo. Tartufismo è agitare i gonfaloni degli Ideali, dei Principi e dei Valori per fare, alla loro santa ombra, i propri comodi. Predicare la dieta «no carb» e poi farsi sorprendere - come fu sorpreso Grillo - a bordo di un «ferro da stiro», quei motoryacht divoratori di carburante restituito nell'atmosfera sotto forma di tonnellate di «carb», di anidride carbonica e altre antiecologiche schifezze. Giacobinismo è il suffragare il mito della società civile incorrotta e virtuosa contrapposta a un potere sempre vizioso e sempre corrotto. Quasi che l'una non fosse espressione dell'altra. E viceversa.
Ciò non significa che molte delle denunce del comico genovese non siano da sottoscrivere (se già non siano state sottoscritte prima che lui le urlasse ai microfoni). Ma allorché dalle faccende pratiche - il viavai dei Tir che trasportano bottiglie d'acqua minerale, gli spazzolini da denti che ti obbligano ad acquistare con tutto il manico, quando basterebbe il ricambio della testa, l'unica che si consuma - passa alla politica proponendosi (con un garbato, elegante «Vaffa-day»!) quale promotore di un «cambiamento», di una «svolta», di una rifondazione della politica e del sistema politico, come se ci fosse carenza, nelle piazze, nei partiti e in Parlamento, di «cambientisti» e di «svoltisti», allora Beppe Grillo si rivela per quello che è e che fa di professione: un guitto. Poco male, tutto sommato. Di guitti che calcano la scena della politica e della società civile che ne sono tanti. Tantissimi. Uno più, uno meno, che differenza fa, caro Urselli?