L’ipocrisia di Prodi all'estero

Tutti gli altri, quando vanno all'estero, oltrepassano il confine. Lui vuole strafare: oltrepassa il limite. E così quando Prodi rientra dai suoi viaggi internazionali, se non abbiamo dichiarato guerra ad Andorra o al Liechtenstein, si stappano bottiglie di champagne: vuol dire che è stato un bel successo. «Pericolo scampato». Bisogna accontentarsi. E pazienza se l'Italia nel mondo fa la stessa figura di un bradipo in short nelle sfilate di Armani.
Ieri per esempio il premier era a Ibiza, luogo celebre per le notti folli. Dopo aver dichiarato la piena concordanza della politica estera con Zapatero (e qui c'è già la prima notizia: l'Italia ha una politica estera? Ma quale?), s'è lasciato andare sui temi economici che interessano Italia e Spagna: «Autostrade e Abertis possono fare l'accordo», ha dichiarato. Strano: non era stato proprio il governo a bloccare l'accordo? Evidentemente di folle a Ibiza non ci sono solo le notti.
Del resto, già una volta, Prodi aveva garantito a Zapatero il via libera alla fusione Autostrade e Abertis. Era a ottobre, a Madrid. A dicembre la fusione era saltata. Mentre il nostro premier ripeteva: «Semaforo verde», il suo ministro Di Pietro faceva scattare il semaforo rosso. «Non sono mica noccioline», commentava con il solito spessore Tonino da Mani Pulite. Precisazione opportuna: fra l'asfalto e le noccioline c'è una qualche differenza. Ma il nostro presidente del Consiglio lo avevano avvertito? O lui va in giro per il mondo a parlare di fusioni di arachidi? E il suo consulente chi è: superPippo?
Il dubbio è legittimo. Come dicevamo, ogni volta che Prodi esce dal Paese esce anche un po' dal seminato. Per esempio, a novembre andò da Blair a rassicurarlo: sul rigassificatore di Brindisi ci penso io, convinco le autorità locali, non bloccheremo i lavori della British Gas. Detto, fatto: torna in Italia e i lavori si bloccano. Il presidente della Regione Nichi Vendola grida contro il progetto definendolo un «crimine contro l'umanità» e il premier si spaventa come un bambino sorpreso con le zampine nella marmellata energetica. Dalla Finanziaria spariscono anche i finanziamenti per i Comuni che ospitano rigassificatori. Quando si dice: avere una parola sola. Ma soprattutto, alla romana, sòla.
Evidentemente la dimensione internazionale non fa per Prodi: si esprime bene in lingua straniera, ma non riesce a perdere la lingua biforcuta. Augh. Dice una cosa, ne pensa un'altra. Oppure sbaglia i toni, oltre che i Tony: a Pechino gli uscì fuori l'infelice battuta su Telecom («Riferire in Parlamento? Ma siamo matti...»), a New York inciampò nella gaffe sul Papa («La sua sicurezza? Ci pensino le guardie svizzere...»), in India s'è fatto fotografare in costume locale con tanto di tilak vermiglio sulla fronte (una delle cose più lucide che gli siano apparse ultimamente in testa, per la verità). Ormai ogni volta che oltrepassa la frontiera ci sono i suoi più stretti collaboratori che incrociano le dita: che s'inventerà ora? Prometterà a Fidel Castro la nazionalizzazione dell'Emilia Romagna? Offrirà agli Emirati Arabi il Duomo di Milano? Lascerà intravedere a Gheddafi jr la possibilità di giocare in maglia azzurra al fianco di Cannavaro? («Ci penso io, convinco io le autorità sportive...»).
L'unico conforto è che alla Casa Bianca, a quanto pare, per ora non hanno nessuna intenzione di riceverlo. Almeno lì, evitiamo la figuraccia. Per il resto, che ci volete fare? I suoi amici più intimi sanno che la dimensione esatta del professore è quella bolognese: appena sfuma l'odore delle lasagne, è un uomo perso. Il raggio d'azione internazionale è circoscritto nella circonferenza di un tortellino, al massimo toh, al fondo di una bottiglia di lambrusco. Vacilla sulla politica estera, ma ancor più semplicemente, vacilla all'estero. Perché nel mondo tutti lo sanno che quando lui dice una cosa poi la mantiene. Almeno fino all'aeroporto non c'è nessuno che riesca a fargli cambiare idea.