L’ipotesi Le due bussole in tasca a Napolitano se si andasse alle urne

Nonostante i ricorrenti boatos, può ancora capitare tutto e il contrario di tutto. Può darsi che il governo duri per i 5 anni della legislatura, come Berlusconi ha sostenuto. Ma può anche darsi che il governo si suicidi di proposito per andare alle elezioni anticipate. Come ha ipotizzato il presidente del Senato Schifani, qualora il Pdl non si ricompatti. Mai dire mai. Tanto più che ci sono due precedenti, come quelli del quinto governo Andreotti e del sesto ministero Fanfani. Non è mai saggio fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Ma supponiamo che la situazione precipiti e la parola torni al Quirinale. Come si comporterebbe Napolitano? Sul suo tavolo ha due bussole. La prima è la forma di governo parlamentare classica, sia pure razionalizzata alla bell’e meglio, che ostenta come un fiore all’occhiello l’articolo 94 della Costituzione. Secondo il quale «Il governo deve avere la fiducia delle due Camere». La seconda bussola è la Costituzione vivente, nata nel ’94 grazie a una serie di circostanze: la sostituzione della rappresentanza proporzionale con un sistema elettorale per tre quarti maggioritario a collegio uninominale secco, come in Inghilterra; la discesa in campo di Berlusconi che si oppose alla gioiosa macchina da guerra di Occhetto e vinse le elezioni contro ogni previsione; la nascita di un bipolarismo che non aveva mai calcato la scena in un secolo e mezzo di vita nazionale e di una democrazia dell’alternanza che ha relegato in soffitta la democrazia bloccata; la sostanziale investitura popolare diretta del presidente del Consiglio.
Non sarebbe dunque corretto sostenere che l’unica Costituzione reale è quella entrata in vigore il 1° gennaio 1948, e squalificare la Costituzione vivente come immaginaria. Perché - con buona pace dei conservatori istituzionali incalliti, che a sinistra sono un esercito - anche quest’ultima calca la scena. In caso di un patatrac ministeriale pilotato, tutti gli occhi sarebbero perciò puntati sul Colle. E si riproporrebbe l’interrogativo di Lenin: che fare? Se Napolitano prendesse in considerazione la prima bussola, gli innovatori istituzionali di centrodestra insorgerebbero con ragione. Se invece volesse usare la seconda bussola, i sullodati conservatori si straccerebbero le vesti e direbbero che così si tradisce la Costituzione, manco a dirlo, «nata dalla Resistenza». L’aut aut non è nelle nostre corde. Noi italiani svicoliamo dai dilemmi con un salvifico et-et. Ma è possibile fare congiuntamente uso delle due bussole senza smarrirsi strada facendo? A nostro avviso, sì. Purché, non sembri un gioco di parole, si parta da un duplice no. No a chi, come Casini, sostiene che in un minuto si formerebbe in Parlamento una nuova maggioranza. Per il semplice motivo che così si violerebbe l’articolo 1 della Costituzione, secondo il quale la sovranità appartiene al popolo. E il popolo ha detto sì al governo Berlusconi. Ma anche no a uno scioglimento automatico, che contrasterebbe con la Costituzione scritta. La soluzione del rebus è l’uovo di Colombo. Il presidente dovrebbe accertare se la stessa maggioranza parlamentare di centrodestra possa dar vita a un nuovo governo. E, assodata l’impossibilità di una simile operazione, dovrebbe procedere senza indugio allo scioglimento delle Camere e alla indizione di nuove elezioni. Gestite dal governo in carica.
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