L’ippica non è il Gratta e vinci ma un settore da salvaguardare

La scorsa settimana ho dato voce all'ansia di tutto il settore per le prime mosse del nuovo ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia. In assenza di conferme ufficiali o ufficiose, pare vi siano stati degli incontri che, rompendo alla maniera della Lega prassi consolidate e polverose liturgie, lasciano intravedere un modo nuovo, realistico e moderno di affrontare i problemi.
Incontri poco paludati, ma sostanziosi e sostanzialmente miranti a farsi una propria idea dello stato delle cose e per comprendere la situazione non vi era altro modo che incominciare mettendo le mani in pasta, anche con il rischio di doversele sporcare.
Se le cose stanno in questa maniera, non si può che apprezzare l'operato del ministro, il quale da uomo pratico e sveglio non tarderà a rendersi conto di una cosa che vado dicendo da sempre: l'ippica, e per ippica intendo l'allevamento in particolare, già avviata a fare la fine dell'ippica tedesca o belga dovrà ottenere lo «status giuridico» di settore da salvaguardare, non vi sono altre strade percorribili.
Non intendo riferirmi ad una ippica assistita ma: la giusta attenzione ad un settore che faccia valere la sua specificità, il suo alto valore sociale e oggi, anche tecnico, che rappresenta un punto di eccellenza europea e mondiale.
La settimana scorsa, avevo accennato al fatto che andranno a concorso entro il mese di agosto prossimo oltre quattrocento negozi ippici, l'assegnazione dovrebbe portare alle casse di Aams, la branca del ministero dell'Economia che gestisce tutti i giochi, una ingente quantità di denaro nell'ordine di diverse centinaia di milioni di euro.
Non ritengo sia complicato fare presente all'attuale ministro dell'Economia Giulio Tremonti, del quale in altra occasione e in tempi non sospetti, ho scritto su questo giornale che a mio avviso è il miglior ministro delle Finanze dall'Unità d'Italia, un fatto elementare: o si considera l'ippica una attività da salvaguardare e questi introiti sono dell'ippica, oppure la si valuta come un Gratta e Vinci e allora la si affossa definitivamente. Come del resto si è verificato negli infausti anni del governo di centro sinistra.
Volendo parlare di risorse sottratte all'ippica dovremmo anche dire delle centinaia di milioni di euro incassati da Aams con l'assegnazione dei concorsi per negozi ippici e corner, a seguito del bando di concorso del decreto Bersani, per lo stesso elementare principio di cui sopra, queste risorse avrebbero dovuto essere incanalate verso il nostro settore.
Non ho alcun dubbio che il ministro Tremonti si renderà conto rapidissimamente che sarebbe come non provvedere al pagamento delle spese stampa per editare i Gratta e Vinci, negando queste risorse all'ippica, oltretutto in una fase, drammatica per la sua sopravvivenza.
Ove l'ippica si trovasse a gestire risorse aggiuntive, una parte delle stesse dovrebbe essere utilizzata per aumentare la quota che ritorna ai giocatori (tecnicamente diminuzione del prelievo), come è stato fatto in Francia con benefici straordinari per il movimento e in definitiva per l'Erario.
Per parte sua il ministro Zaia continui alla sua maniera nell'approfondimento di come sono state gestite le risorse da parte dell'Unire e faccia ciò che ritiene più opportuno per rimettere il carrozzone in strada. La prima cosa da fare è riportare l'Iva sulle vendite dei cavalli al 10% come è stato fatto per il monte premi.