L’ippica per risollevarsi deve puntare sulla qualità

Ernesto Cazzaniga*

Ancora una volta l’ippica ha vissuto una vivace domenica agonistica milanese al trotto, all’insegna dello spettacolo che dapprima ha evidenziato il tono di qualità della giovane leva dei due anni, con il Criterium Filly di Guendalina Bar e, soprattutto, il Gran Criterium di Gilly Lb in 1’13”8 su Giuseppe Bi con prestazioni a livello di primato europeo. Poi il grande momento del Nazioni con il successo di Lets Go e la rottura a traguardo vicino di Pegasus Boko. Dulcis in fundo, Frullino Jet ha lasciato il segno nel convegno con una prestazione cronometrica maiuscola: 1’12”3 al km, piegando Felix del Nord, secondo con lo stesso ragguaglio.
Si è visto che l’ippica spesso e volentieri è in grado di offrire, non solo nelle prove clou, spettacolo e passione: peccato che il blocco delle auto a Milano abbia impedito un maggiore afflusso di spettatori, in una domenica in cui non c’era la concorrenza del Milan o dell’Inter. Tuttavia la grande intensità agonistica dei convegni e le altisonanti prestazioni cronometriche (quello di domenica a pochi giorni di distanza dalla recentissima riunione festiva imperniata sul Gran Premio Orsi Mangelli) fanno capire che la strada principale dell’ippica per riguadagnare pubblico, credibilità e competitività è quella della qualità.
Ormai pare scontato che il fulcro dell’attività ippica di vertice debba passare attraverso tre piazze importanti, Milano, Roma e Napoli. Avremmo pensato che su queste tre piazze, per dare un senso compiuto a questa classificazione (stesso numero di giornate e medesima dotazione), non si possa rinunciare ad una corsa giornaliera di livello economico non inferiore a trentamila euro, da destinarsi una volta agli anziani, una volta ai quattro anni, una volta ai tre anni ed una volta ai due anni. In modo da creare un interesse da parte degli operatori a muoversi ed andare a cercare la più opportuna occasione per i cavalli migliori (con i guidatori migliori) e rendere lo spettacolo attraente e vario.
Diversamente avremmo, fino ad ora, parlato di nulla, perché se le cose rimangono come sono, abbiamo solo parlato a vanvera e l’ippica continuerà ad affossarsi sempre di più. D’altra parte quando vi è spettacolo, si è potuto constatare che il pubblico si muove e partecipa all’evento. Naturalmente occorrono risorse che al momento non abbiamo, ma dovrebbero arrivare con le nuove scommesse che, sia pure tra mille difficoltà, si stanno muovendo, con l’aiuto della televisione che dovrebbe trasmettere la Tris delle ore 14 in diretta (o lievissima differita) su Sport Italia.
Continuo a pensare che dobbiamo muoverci, fare qualche cosa nel senso e nell’interesse generale e per una volta convincerci che, o riusciamo tutti assieme ad uscire da questo stato di cose oppure, se pensiamo soltanto ai particolarismi, non avremo scampo ed un brutto e rapido declino ci aspetta, tutti, nessuno escluso. Del resto arriveranno le iscrizioni a pagamento nelle corse pomeridiane, in grado di rendere le gare più selettive e conseguentemente più belle e redditizie. Questo è il contributo che noi allevatori cerchiamo di dare, anche sbagliando ma in assoluta buona fede e non come pare stia accadendo con le Società di corse che si sono rifiutate di dare il loro contributo per il riversamento sul vincente e sull’accoppiata nella Tris attuale, salvo predeterminare accordi economici a loro vantaggio (e siamo sicuri che il piazzato dalla settimana prossima ritorna nelle Agenzie ippiche). In questa maniera non andiamo avanti, ma indietro.
In una recente riunione presso l’Unire abbiamo avuto modo di sottolineare come la corse al mattino debbano essere rivisitate, dal momento che a 3.400 euro di montepremi corrispondono 3.700 euro per le spese di effettuazione. Una differenza in negativo cui pare sottintesa la necessità di porvi riparo e che denota anche come le corse al mattino necessitano di regole e di punti fermi.
* presidente dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)