L’ippica è sempre in agonia con la benedizione dei politici

Nel Far West oltre 30mila cavalli da abbattere. Questa la notizia apparsa sul Corriere della Sera del 21 luglio scorso, con un reportage a firma di Ennio Caretto. Storia, purtroppo vera e non inventata. Ricordate tutti immagino, i primi, immediatamente famosi film western che hanno nutrito la fantasia di noi poveri italiani usciti da una guerra mondiale disastrosa, con le praterie, gli indiani i banditi e lo sceriffo, quasi sempre il buono della situazione che, malgrado le peripezie e vicissitudini più terribili, alla fine trionfava e ristabiliva la legge e la legalità. Nel servizio si parla di eutanasia, per usare un eufemismo al posto di abbattimento di questi cavalli selvaggi che pare diano un grande fastidio agli allevatori di bestiame vaccino, per i supposti danni che causano ai grandi pascoli. Il dibattito è aperto, ne seguiremo la fine, naturalmente il fatto sta provocando interesse, grandi discussioni e sollevazioni di tutti i tipi.
Da noi, se le cose andranno avanti come si stanno prospettando lo stesso problema l’avremo con l’allevamento del Cavallo Trottatore Italiano, con la differenza che nessuno ne parlerà, non certamente grandi quotidiani, né tanto meno firme prestigiose del giornalismo nostrano. Cosa possiamo fare perché questo non accada? Ottima domanda da un milione di dollari, si diceva una volta, ancora valida anche se il dollaro è ampiamente svalutato. Temo purtroppo molto poco. Siamo completamente nelle mani di una politica imbelle che non sa fare altro che combinare pasticci e al di sotto della crosta riemergono anche nella nuova coalizione al comando pulsioni e vizi che pensavamo o quanto meno speravamo fossero definitivamente spariti. Purtroppo non è così. La stampa di settore sta dando credito ad una soluzione del tipo liquidativo, un commissario che provveda a chiudere l’Unire, faccia la conta dei debiti e dei crediti, paghi perché alla fine l’Unire è lo Stato e lo Stato non può fallire e buona notte ai suonatori. La festa è finita tutti a casa. Francamente una grossa sciocchezza, ipotizzare che un Ente pubblico con determinate funzioni a suo carico possa chiudere come un negozio da pizzicagnolo in fallimento. L’Unire potrà essere riformata come già lo è stato (molto male), con la legge nel 1999, occorre però sapere come e in quale direzione saranno indirizzate o eventualmente frazionate le sue funzioni che non possono certamente cessare come per incanto e che dovranno essere esercitate per almeno la durata delle concessioni relative ai punti di raccolta del gioco. Un’ipotesi estrema che nessuna persona ragionevole può pensare di perseguire.
Intanto quale regalo ferragostano il consiglio Unire pare si appresti ad applicare una riduzione del montepremi che non sarà inferiore al 10%, ma anche questo intervento, drammatico per un settore allo stremo, non servirà a nulla se non ad allungare una agonia che dura ormai da qualche anno.