L’ippica si salva in corner ma potrebbe fare autogol

Nella mia vita lavorativa, piuttosto lunga e intensa ancora oggi, ho imparato poche cose, ma una, soprattutto, fondamentale: per comprendere appieno una situazione, tanto più se complessa come l’ippica, occorre conoscere il più a fondo possibile le «carte» e, soprattutto, mai nascondersi o minimizzare la verità oggettiva delle cose, anche se sgradevole. Diversamente, falsando o male interpretando uno o più dei parametri sui quali fondare una azione di risanamento o di sviluppo (che poi sono la stessa cosa) si rischia di fare un buco nell’acqua. Sulla base dell’assunto di cui sopra, avrei alcuni interrogativi sul gran parlare di questi mesi attorno ai problemi dell’ippica.
Ho letto ripetutamente che una spinta decisiva, per l’inversione alla tendenza della continua discesa delle scommesse ippiche dovrebbe concretizzarsi con l’apertura dei nuovi punti di accettazione che saranno attivati entro l’estate. È sempre stato citato il numero di 14.500 punti, ma a me al contrario, risulterebbe che allo stato i punti assegnati per la raccolta del gioco ippico sono solo 7.787, i cosiddetti corner. Questo sarebbe un aspetto da chiarire e valutare nella sua realtà.
Secondo problema che mi pare alquanto sottovalutato, si ipotizza di veicolare su questa nuova rete dedicata all’ippica (corner), la diretta giornaliera dei due migliori campi di corse, oltre al classico gioco definito «nazionale», cioè Tris, quartè e quintè: ma come sarà possibile fare questo senza l’assenso di coloro i quali si sono aggiudicati i 290 negozi ippici (Agenzie ippiche) nel medesimo concorso che ha assegnato i corner di cui sopra, con un pagamento da parte dei negozi ippici, molto più alto di quanto non siano stati assegnati i corner, appunto perché la loro funzione era limitata alla raccolta del cosiddetto gioco ippico nazionale? Non mi pare affatto un problema da ignorare o sottovalutare e, soprattutto, non facile da superare. Vi è poi l’aspetto economico che non è di poco conto. I corner sono remunerati con la percentuale dell’8% sul loro movimento di raccolta di gioco, ma le Agenzie ippiche hanno una remunerazione molto più alta vicina al 12,50% in considerazione della loro complessità organizzativa di locali completamente dedicati alla raccolta del gioco, a differenza dei corner che dovrebbero coesistere in piccoli spazi assieme ad attività di tutt’altro genere.
Ammesso che i dati suesposti rappresentino la realtà della situazione, vi sarebbe un’altra valutazione da fare, conoscendo i nostri «polli»: non è che alla fine per utilizzare il gioco dei corner su questi due campi giornalieri di corse faremo come abbiamo già fatto, con risultati inconsistenti, con le vecchie ricevitorie che dal 6% sono passate all’8% dell’attuale remunerazione, e adesso per equipararli alle Agenzie ippiche, porteremo i corner al 12%?
Naturalmente se le osservazioni di cui sopra hanno un fondamento, visto l’andamento in continua flessione del gioco raccolto nei primi mesi di questo anno, occorrerà rivedere le previsioni di bilancio e ricercare con caparbietà e molta buona volontà un nuovo punto di equilibrio sul quale fondare il rilancio dell’ippica, con particolare riguardo all’aspetto legislativo che parrebbe alquanto trascurato soprattutto nei riguardi dell’allevamento.
* consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)