L’ippica per sopravvivere batte cassa ai Monopoli

Il 30 giugno è alle porte e sulla testa dell’ippica c’è una spada di Damocle davvero inquietante: da questa data, infatti, dovrebbe decadere la concessione per la raccolta delle scommesse relative all’ippica nazionale nelle ricevitorie dei circuiti Lottomatica e Sisal. Il problema è che nel frattempo è stata avviata soltanto in modo molto parziale la nuova rete dei cosiddetti corner assegnati con il recente bando di gara. Da informazioni in nostro possesso verrà concessa una proroga di tre mesi, ma è comunque molto probabile che al 30 settembre ci troveremo quasi nella stessa situazione. Per le casse dell’ippica sarebbe un vero disastro e non vediamo come il commissario dell’Unire Melzi d’Eril possa riuscire a mantenere la promessa di non scendere sotto quota 220 milioni di euro per quanto concerne il montepremi. Secondo noi c’è un’unica soluzione al problema: i Monopoli di Stato hanno incassato cento milioni di euro tondi per le nuove concessioni nel settore dell’ippica (38 dai negozi ippici e 62 dai corner). Ebbene non vediamo perché i Monopoli non dovrebbero intervenire economicamente con parte di questi introiti (derivati, lo ripetiamo, dall’ippica) per tamponare una falla che rischia seriamente di mandare a gambe all’aria il settore, per di più incolpevole di quello che sta succedendo. Ci auguriamo che il conte Melzi d’Eril faccia sua questa proposta che troverebbe, per una volta, la plebiscitaria adesione di tutte le categorie ippiche in lotta per la propria sopravvivenza (non dimentichiamo che nel nostro Paese sono 30mila le persone che vivono di ippica).
Intanto infuria il tormentone della lotta infinita tra bookmakers inglesi contrapposti ai Paesi comunitari che prevedono una riserva dello Stato sui giochi, cioè il monopolio da parte degli stessi. In primissima linea sotto attacco, vi è la Francia, immediatamente dopo ci siamo noi italiani e gli altri Paesi che prevedono per legge la riserva sul gioco da parte dello Stato. In concomitanza con l’uscita di questa riflessione vi è una riunione della Commissione europea, presieduta dall’irlandese Charlie McCreevy. Il problema è vecchio e dibattuto in tutte le sedi politiche e giudiziarie (sentenza Placanica, di cui ne abbiamo già scritto il 20 marzo scorso), e si sostanzia alla fine in una domanda: è lecito che lo Stato nazionale, con motivazioni prevalentemente riferite all’ordine pubblico e alla tutela dei giocatori, sia titolare della potestà sul gioco e possa disporne come meglio ritiene, in barba allo spirito comunitario che non prevede limitazioni alla concorrenza e al cosiddetto «diritto di stabilimento»? Allo stato delle cose direi che è assolutamente lecito che uno Stato membro disponga come meglio ritiene nell’interesse generale del Paese, di questa facoltà, del resto chiaramente prevista nella stracitata Direttiva comunitaria «Servizi». Le questioni giuridiche, come sempre, presentato aspetti più articolati e sofisticati che nel frattempo creano contenziosi tra Stati con i reiterati tentativi di rottura dei vari monopoli, da parte dei bookmakers inglesi, rivolti in particolare modo verso la Francia e l’Italia. Riterrei che la decisione di oggi della Commissione non potrà essere che interlocutoria in attesa di un approfondimento della materia, come succede al solito su questioni così complesse. Ma ci riserviamo di approfondire il discorso alla prossima volta.
* Consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)