L’ippica vuol salvarsi con la V7 ma rischia un clamoroso flop

È arrivato agosto e con agosto tutti al mare mentre la situazione Unire (il Coni dell'ippica), dopo gli annunciati provvedimenti «contro» il montepremi, è assolutamente catastrofica. Uso provocatoriamente (neanche poi tanto), il termine «contro», perché non riesco a intravedere nell’azione politica e tecnica dell’Unire e di Aams (azienda Autonoma Monopoli di Stato), anche un modesto tentativo finalizzato al miglioramento del monte premi ma, solo interventi che alla fine andranno a detrimento dello stesso. Il 22 luglio scorso, con grande rilievo vi è stato da parte di Aams, la quale gestisce tutti i giochi per conto del ministero dell’Economia l’annuncio trionfale, del ripristino del vecchio e glorioso concorso Totip, nella nuova veste di concorso denominato «V7». Una delle solite iniziative senza capo ne coda, destinate a mettere in piedi una sovrastruttura inutile a spese dello Stato: schedine, pubblicità ecc., che non potrà portare alcun vantaggio al settore al quale è destinata (l’ippica), né al fisco. Il perché cercherò di spiegarlo in maniera più semplice possibile a scapito di qualche approssimazione.
Rilevo con costernazione, non trovo altro termine per esprimere il mio disagio, di come si possa pensare di mettere in piedi un concorso che comporti un prelievo del 50%, per capirci un disgraziato gioca 100 euro ed immediatamente la metà, cinquanta di questi soldi «investiti» sparisce come per incanto.
Il rimanente contribuisce a formare il cosiddetto montepremi che sarà assegnato al fortunato vincitore che avrà indovinato, sette vincenti su sette, in alternativa con una vincita minore verrà premiato anche se indovina solo 6 vincenti! Staremo a vedere quale potrà essere al mondo, perché non sarà facile trovarlo soltanto in Italia, il fortunato vincitore capace di indovinare sette vincenti su sette.
Il principio è semplice, forse troppo semplice: dal momento, che per la estrema difficoltà di indovinare i sette vincitori, nessuno vincerà e le somme riportate di concorso in concorso andranno a costituire il jackpot. Che a sua volta dovrebbe attirare schiere di vecchi o nuovi adepti allettati da questo jackpot. Questo specchietto per le allodole (o per gli allocchi), poteva avere un senso quando in Italia il gioco era limitato al Lotto e all’Ippica. Ma oggi!?
Già che ci siamo, vorrei rilevare un’altra cosa a mio avviso aberrante, per assumere la decisione normativa di questo concorso sapete quante pagine sono state riempite? Qui potremmo fare un altro concorso e nessuno certamente lo vincerebbe! Ben otto pagine di cui solo due per il dispositivo, tutto il resto è fatto di richiami ad altri riferimenti codicilli e cosi via.
È auspicabile, per la chiarezza della materia, che il ministero dell’Agricoltura per la sua parte metta mano al corpo delle leggi e provveda di concerto con gli altri ministeri interessati a redigere un testo unico, omnicomprensivo sulla materia delle scommesse.