L’ippodromo dove corrono solo gli uomini

Neve a cumuli e un'ellisse candida e perfetta per l'ippodromo senza corse, senza scommettitori, senza borsalini con le giocate di traverso e sigari calati tra le labbra. Al «Corrado Romanengo» di Novi Liguri si salta il turno dal 2004, che a correre sono gli uomini, magari anche i cani. Con il bestiame in bella mostra a farsi tastare e i quattordici cavalli di Patrizia Franchini a non smarrire odori e umori. Follie ippodromiche di Franco Garombo per non perdere il galoppo nel cuore e tenere in piedi la «baracca», si fa per dire, che ha scelto di gestire dal 2006. Sogni di gloria e rinascita. Lui, veterinario torinese e allevatore, in giro per l'Italia a correre con i suoi cavalli, s'acchiappa la grana Romanengo e ci si ficca stivali e progetti. «Prima l'ippodromo ospitava solo corse - ricorda Garombo - Nell'ultima giornata del 2004 un fantino fu ferito da una pietra sollevata in pista da un cavallo e l'Unire (Unione Nazionale Incremento Razze Equine) bloccò tutto». Per sicurezza. «Certo. Io entro nel 2006, sapendo benissimo a cosa andavo incontro. Avevamo 12 giornate di corse che l'Unire ci ha cancellato per motivi tecnici. Bel colpo. Nel settembre 2006 sono venuti per un sopralluogo e mi hanno chiesto un progetto di fattibilità che ho consegnato a novembre. L'Unire non risponde e io ricorro al Tar: tre udienze, a giorni la sentenza». Il piglio di chi non molla, che tra storie e cavalli e ippodromi ci viaggia da anni: «Capisce che è una scelta politica? Nell'impianto di Albenga fanno il diavolo a quattro perché gli hanno tolto cinque giornate. Ma i dati parlano chiaro: le giornate si sono spostate dal Nord a Sud. Nel Nord Ovest sono saltati Torino e Novi; è subentrata Albenga che non colma però i due vuoti». Ti mostra un suo studio sull'evoluzione del numero di corse al galoppo negli ultimi 16 anni: «Intanto il Piemonte, culla dell'ippica nazionale, si ritrova senza alcuna struttura del galoppo - ribadisce Garombo - E nel 2007 c'è stato sì un incremento di corse del 29,8 per cento, ma Piemonte, Lombardia e Liguria accusano una flessione del - 4,3». Un gesto eloquente, lo segui nel suo regno imbiancato: la pista gira intonsa, la torretta in centro, le tribune. Immobile. «Qui abbiamo tolto un tratto di recinzione e allestito un concerto rock. Fantastico. E la festa della polenta? 1600 coperti». Garombo sorride: «Se non ti danno le corse o stai fermo lì e spendi comunque o usi lo spazio in altro modo». Un ben-di-dio di 100.000 metri quadri e 800 di pista: «Sperimenti per capire dove hai margine. Duro da due anni, il 2009 è il termine ultimo: o si sblocca o carro all'aria». Macché furioso, Garombo è dinamite pura; quasi ci sguazza in questo suo braccio di ferro con Stato, Regione, Provincia e Comune. Virtuoso e provocatore, ha disseminato d'inneschi il Romanengo: «L'Unire ci ha concesso solo corse promozionali, ossia con scommesse sul campo. Niente agenzie: o vieni qui fisicamente e punti o niente. Lo scorso anno ce ne hanno date due, nel 2007 tre».. E allora che t'inventa Garombo? Nell'ordine: Circolo Ippico, Circolo Cinofilo, Gruppo di 40 ballerini Country (Line Dance) e onlus per disabili. Poi gli eventi: «Ad esempio la corsa campestre del 24 gennaio sotto la neve». Scenografica quanto meno. «E il ranch sortine: monti due recinzioni tonde e dentro ci metti dei vitelli numerati. La prova a cavallo consiste nello spostare i vitelli sorteggiati da un recinto all'altro». «L'anno scorso ho organizzato qui la giornata dedicata ai purosangue Arabo. Un evento a livello mondiale, con show (manifestazione di morfologia) coinvolgendo l'Anica, corse tirando dentro l'Unire ed endurance (prova di resistenza) con la FISE. Un bingo che non è da tutti». Ma lo spazio per l'endurance? «C'è e l'ideale è ad agosto. Un sottopassaggio consente l'accesso ai campi: i contadini sono d'accordo, guadi lo Scrivia e puoi arrivare fino agli Appennini». Qualche passo nella neve, una porta e dietro Sara Pastorino a preparare gli educatori per cani: «Presto anche le corse con loro». «Adesso aspettiamo il Tar per le corse, ma mica finisce lì la manfrina». Poi l'occhiata al tutto: «C'è neve. Dovrebbe vederlo sotto: un gioiellino messo a norma, illuminazione a giorno e parcheggi compresi». Storie al contrario, storie di passioni e tradizioni. Storie al morso. Aspettando le corse. O forse no.