L’ira di Crea, il consigliere sospettato «È uno strisciante linciaggio politico»

da Reggio Calabria

Domenico Crea, consigliere regionale della Margherita, subentrato in Consiglio a Francesco Fortugno dopo l’omicidio di quest’ultimo, risponde alle notizie di stampa che oggi lo tirano in ballo come conoscente di un personaggio dell’Asl di Locri che, a sua volta, è amico di Salvatore Ritorto, il giovane accusato di essere il killer dell’uomo politico. Il pentito Bruno Piccolo, gola profonda della cosca Cordì, ha tirato in ballo Crea con una frase: «So che ritorto era amico di un ragazzo (...) di Locri che lavorava per Crea». Il ragazzo è poi finito in cella un mese fa. «So che è stato arrestato, ma io che c’entro?», ha respinto le accuse Crea. Poi, ieri, un’altra nota per spazzare via ogni sospetto: «Neppure per un attimo avrei potuto immaginare di dovermi confrontare con l'assurda e drammatica vicenda che, nei mesi passati, ha scosso le coscienze di tutti noi... in segno di cordoglio e di rispetto per la persona di Franco Fortugno, ho ritenuto di assumere e mantenere un contegno doverosamente defilato rispetto agli avvenimenti che hanno riempito le pagine dei quotidiani locali e nazionali. Sarebbe stato forse più facile - aggiunge Crea - replicare con fermezza alle bestiali e proditorie illazioni contro la mia persona, ad arte bisbigliate ed affidate al vento, secondo schemi e consuetudini decisamente avulse dalla corretta e trasparente contrapposizione dialettica e/o da un'ecumenica attività di informazione».
Il parlamentare regionale scrive di aver appreso, «con profonda amarezza e sincero stupore, purtroppo, ancora una volta per il tramite di organi di stampa, che il mio nome risulta maldestramente accostato a un conoscente del presunto esecutore dell’efferato delitto».
Nel ricordare che «troppo spesso si dimentica che nella nostra terra, il pregiudizio sovente si trasforma in gelido sospetto, che genera angoscianti condizioni di isolamento e fragilità per l’unto di turno e, soprattutto, per i suoi familiari», Crea conclude affermando: «Ove il velenoso e strisciante linciaggio politico e morale non dovesse subire un’immediata conclusione, mi troverò costretto, mio malgrado, a tutelare più incisivamente nelle forme di rito, la mia dignità di uomo e di esponente della Margherita calabrese».