L’ira degli elettori: vergognoso il passaggio al centrosinistra

Centinaia di mail contro l’ex udc. E qualcuno invita all’autocritica: «La Cdl gli ha lasciato fare troppi danni»

Milano - All’indirizzo e-mail del Giornale fra sabato e domenica sono arrivate centinaia di messaggi molto irritati, per essere eufemistici, con Marco Follini. Dalle parole dei nostri lettori traspaiono rabbia, indignazione, sconcerto e amarezza ma anche ironia e sarcasmo. La scelta di passare al centrosinistra annunciata dal senatore eletto meno di un anno fa nelle liste della coalizione che chiedeva la riconferma a Palazzo Chigi del premier uscente Silvio Berlusconi suscita nell’opinione pubblica del centrodestra sentimenti negativi che si esprimono in parole a volte offensive ma che quasi sempre restano nei limiti della critica politica. Anche se l’argomento principe contro Follini, e non potrebbe essere altrimenti, è il tradimento degli elettori, che l’avevano mandato al Senato per sostenere un nuovo auspicato governo Berlusconi ed eventualmente per opporsi a un temuto governo Prodi.
La parola più usata è «tradimento», un’espressione che ricorre è «utile idiota». Ma non manca qualche invito all’autocritica rivolto ai dirigenti del centrodestra. «Spero - scrive un lettore - che la storia politica di Follini finisca. Peccato che uno così abbia fatto tanti danni alla Cdl. Ma la colpa è anche di chi se li è fatti fare». E non manca neppure chi manifesta entusiasmo. «Oggi sono euforico - annuncia un lettore - finalmente ci siamo liberati di Follini».
Insomma, oltre all’indignazione del popolo del centrodestra contro l’ex segretario dell’Udc, una cosa è chiara: fra le norme della Costituzione della Repubblica più lontane dal «sentire» politico diffuso in Italia c’è sicuramente quella contenuta nell’articolo 67, in base al quale «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Una disposizione, quella del divieto del mandato imperativo, che è un pilastro della democrazia rappresentativa in quanto difende l’autonomia di ciascun parlamentare dal prepotere dei partiti, in particolare del proprio. Ma che evidentemente, per l’uso disinvolto di quella libertà, è considerata da molti italiani la copertura giuridica del trasformismo, il passepartout che ha consentito cambi di casacca e «salti della quaglia» molto spesso politicamente arditi e a volte moralmente indifendibili. Tanto che un lettore ha scritto che «L'articolo 1 della Costituzione dovrà essere modificato così “L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e il tradimento del voto elettorale”».