L’ira dei ministri Udc: «Critiche ingiuste»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Un’influenza sul governo «opaca». Un modo di amministrare se non proprio «ossequioso», certamente «ripiegato». Combattivi a parole, ma «troppo, troppo remissivi» nei fatti. Sono gli atti d’accusa netti e sferzanti di Marco Follini nei confronti «della delegazione ministeriale del suo partito». E il suo atto d’accusa sembra non risparmiare alcuno: primo fra tutti il ministro Giovanardi, dalla lunga esperienza ministeriale con il governo Berlusconi, così come Rocco Buttiglione. Ma il dito è puntato anche su Mario Baccini, ministro dell’Udc di nomina più recente e forse anche sui sottosegretari. Certo è che il segretario dimissionario sembra non concedere sconti a nessuno, tantomeno a quanti hanno considerato, come Baccini, l’approvazione della legge elettorale come «la madre di tutte le battaglie e la fonte di tutte le libertà».
Violenta la replica dei ministri, appena finita la relazione: «Non so di quale delegazione parlasse, quello che so - attacca Baccini - è che grazie all’impegno della delegazione Udc al governo in Finanziaria abbiamo ottenuto 1,2 miliardi per le famiglie: purtroppo tutto ciò il partito non l'ha fatto sapere...». Rincara Giovanardi: «Ha ragione Baccini, nei 6 mesi in cui era vicepremier mai, dico mai, durante un Cdm, ha sostenuto le battaglie dell'Udc». Infine Buttiglione: «Queste critiche sono ingiuste e ingenerose. Io sto conducendo una grande battaglia per la difesa della cultura, Baccini ha fatto molto per risolvere il problema drammatico dei precari nella pubblica amministrazione, non si può dimenticare l'impegno di Giovanardi su temi come droga e immigrazione».
Alle accuse pesanti di Follini i ministri rispondono punto per punto, sia nel corso della riunione sia attraverso le dichiarazioni alla stampa: «Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto dentro il governo. Follini dimentica che abbiamo sempre lavorato in ossequio a quello che ha deciso il partito - afferma Giovanardi che ribalta le accuse -. Non ricordo alcun intervento di Follini in difesa delle iniziative dell’Udc quando partecipava come vicepresidente al Consiglio dei ministri». E rimprovera al partito di «non aver saputo valorizzare tutto quello che abbiamo portato avanti con successo nel governo». Il ministro Baccini cerca comunque di sfilarsi dalle accuse: «Sono al governo da poco, non so a quale periodo si riferisse», per poter farsi portavoce di coloro che non vogliono accettare le dimissioni di Follini. «In politica non c’è niente di irrevocabile. Sono convinto che c’è ancora uno spazio per il dialogo», spiega da vero ex-democristiano. E infine l’auspicio con condizione: «Spero ci sia la possibilità di trovare un accordo e che Follini resti il nostro segretario fino alle elezioni politiche, ma l’accordo bisogna trovarlo su una linea politica e non sui fatti». Su un ipotetico terzo Polo risponde senza tentennamenti: «L’Udc nasce e muore nella Cdl e noi stiamo in questa coalizione per convinzione profonda. La proporzionale è la madre di tutte le nostre battaglie». Baccini non rinuncia a sottolineare che il vero leader dell’Udc è e rimane Pier Ferdinando Casini, evidenziando quella che sembra essere stato uno degli accordi del premier Berlusconi con il presidente della Camera. «Il problema è ragionare su come arrivare ai tempi utili per fare scendere in campo Casini - ribadisce ai giornalisti - non solo per guidare il nostro partito, ma l’intera politica del centrodestra». Sulla leadership di Casini non ha alcun dubbio anche Giovanardi che riporta tutto ad uno scontro di linea politica: «Si è creato un dissidio incompatibile sulla linea del partito. Una linea sulla quale in verità il partito è coeso. Non capisco Follini. Ora la leadership sarà assunta in campagna elettorale da Pier Ferdinando Casini». E sarà la nuova legge elettorale, tanto mal vista da Follini, a garantire, secondo Giovanardi, «la costruzione di una grande area moderata e valorizzare le capacità di leadership di Casini». Toni meno accesi quelli del presidente dell’Udc. Per il ministro Buttiglione gli attacchi del segretario dimissionario sono quantomeno «ingenerosi». «Si poteva fare di più, certo - è quanto ribatte a Follini durante la riunione -. Forse è mancato in parte il collegamento tra il partito e la delegazione di governo ma per colpa di entrambi». Da presidente del partito ricorda a tutto il direttivo che il congresso non ha stabilito o Berlusconi fuori o usciamo dalla Cdl. «Noi - sottolinea a Follini - rimaniamo sulla linea del congresso».