L’ira di Kim Jong Il: «I membri del Consiglio sono come gangster»

da New York

L’ambasciatore al Palazzo di Vetro della Corea del Nord, Pak Gil Yon, ha duramente condannato la risoluzione varata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza che impone un duro regime di sanzioni al suo Paese. «La Corea del Nord - ha detto, parlando ai quindici subito dopo la votazione - rifiuta totalmente la risoluzione». «Il Consiglio di Sicurezza - ha aggiunto - si comporta come un gangster».
Pak Gil Yon ha ribatito che Pyongyang ha condotto il test non per minacciare la sicurezza internazionale ma perché costretta a difendersi dalla politica ostile e dalle minacce di guerra degli Stati Uniti.
Il Consiglio di sicurezza «ha perso la sua imparzialità», ha detto ancora l’ambasciatore nordcoreano. «Se gli Stati Uniti aumenteranno le pressioni contro la Corea del Nord, la Corea del Nord continuerà a prendere le contromisure considerandola una dichiarazione di guerra», ha aggiunto l’ambasciatore.
Le «contromisure» minacciate dall’ambasciatore nordcoreano potrebbero riferirsi agli affari internazionali al limite della legalità e oltre che - secondo un’inchiesta dei servizi segreti citata dalla stampa americana - gestirebbe il governo di Pyongyang, e cioè il traffico di banconote false, droga e sigarette contraffatte per conto del governo di Pyongyang. Questi affari illegali sarebbero gestiti da una nebulosa di società raggruppate sotto il nome di «Divisione 39».
Proprio la «Divisione 39» è stata gravemente colpita dalle sanzioni imposte l’anno scorso dagli Usa contro alcune imprese e banche nordcoreane. E secondo alcuni osservatori, è stato questo a indurre un disperato Kim Jong Il ad effettuare i test missilistici di luglio e quello nucleare della settimana scorsa.
Le sanzioni hanno provocato il congelamento di almeno 24 milioni di dollari su conti intestati a esponenti di alto rango del regime nordcoreano depositati in due banche di Macao. E il regime cercherebbe di rifarsi con le attività illegali.