L’ira di Mancini non turba Spalletti: «Qui decido io»

Il tecnico: «Siamo stati doppiamente bravi perché queste partite di solito finiscono 0-0»

La Roma non molla. I giallorossi reggono il passo di un Inter apparentemente invincibile e si apprestano a tentare l’impresa domenica sera nello scontro diretto al Meazza. La sofferta vittoria per 1-0 sul Siena serve a tenere accesa la fiammella della speranza scudetto e a staccare il Palermo, ora a 7 punti. La prima vittoria dell’anno in campionato per i giallorossi arriva col primo gol di Vucinic, sostituto felice dello squalificato Totti al centro dell’attacco. Ma di positivo per Spalletti (mandato a quel paese e guardato in cagnesco dal sostituito Mancini) in questa partita ci sono più che altro i tre punti.
Per un tempo la due squadre danno vita a un match inguardabile che ricorda da vicino quello, altrettanto brutto, tra Lazio e Milan visto all’Olimpico sette giorni fa, in notturna. Buon per per lui il gol di Vucinic, ma quella del montenegrino non è stata una prova del tutto positiva. Un’impressione migliore l’ha destata invece Tavano che ha solo bisogno di giocare regolarmente per trovare una condizione accettabile e soprattutto la fiducia nei suoi mezzi.
La gara si decide nello spazio di tre minuti nel secondo tempo. Il Siena sfiora il vantaggio con un’azione stupenda: schiaffo al volo di esterno destro di Frick su cross delizioso del nuovo entrato Locatelli; Doni, strepitoso, alza sopra la traversa. Scampato pericolo per la Roma, che trova immediatamente il vantaggio. Tavano suggerisce da sinistra cercando la profondità per Vucinic, che ruba il tempo a Portanova e con il mancino insacca l’1-0. La gara resta piacevole e piuttosto equilibrata. E arrivano altre occasioni gol. Il Siena infatti non si arrende, sfruttando le forze fresche, ma soprattutto i piedi buoni di Locatelli e Chiesa, più volte vicino al gol numero 139 in serie A. La Roma ha maggiori spazi a disposizione, e con De Rossi e un Tavano in crescita sfiora il 2-0. Il forcing generoso dei bianconeri non è fortunato, e culmina soltanto nell’espulsione di Locatelli per un colpo assestato a Daniele De Rossi.
Al termine della gara però fa più notizia la rabbia di Mancini che i tre punti. Così a Spalletti non resta che fare, come al solito, il pompiere: «Non c’è alcun caso Mancini, quando è rientrato negli spogliatoi a me non ha detto niente. È solo che ha fatto una strada più breve» giustifica il tecnico che si vede che fatica a reggere le intemperanze di un giocatore che ormai crede di essere Ronaldinho. «I calciatori possono comportarsi come vogliono, a me è dispiaciuto che non ha salutato i compagni, ma è venuto dopo e ha fatto così per fare più in fretta». Una bugia per il bene della squadra. «È chiaro che Mancini ci ha dato una grossa mano nelle partite precedenti, ma ci sta che possa essere stanco. E un allenatore lo può sostituire. Io l’ho fatto». «Bisognerebbe essere tutti obiettivi - continua Spalletti - quando succedono queste cose, uno deve valutare come è la situazione. Si possono fare tre sostituzioni e io le faccio».
Poi analizza la partita, c’è da fare i complimenti alla squadra per aver vinto un match difficile contro un Siena mai domo. Importa meno che la prestazione sia stata sottotono. «Stanchezza e timore delle ripartenze dei toscani hanno consigliato prudenza. Abbiamo fatto molta fatica contro una squadra che ha giocato bene al calcio, solida, che ci ha creato molte difficoltà e noi sappiamo che giocando anche il mercoledì, sotto l’aspetto della freschezza, si perde qualcosa. Oggi siamo stati doppiamente bravi perché vincere una partita così era difficilissimo, di solito rischi di fare 0-0. Sapevamo di incontrare una squadra in salute, il fatto di essere stati meno belli e più produttivi era una cosa su cui avevamo posto attenzione. Oggi c’era da valutare la squadra che avevamo davanti e che gioca un buon calcio».
E a proposito di squadre che praticano un buon calcio, domenica sera la Roma dovrà fronteggiare la corazzata Inter, forte e non solo bella da vedere. Chissà se basterà un lampo.