L’ira della Pollastrini: «Chiedo più rispetto»

da Roma

La bocciatura del ddl del governo sulle unioni di fatto da parte della Commissione Giustizia di Palazzo Madama rialza il livello dello scontro nel centrosinistra e oscura sempre di più il futuro del Partito democratico. Il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, autrice del ddl insieme con quello della Famiglia, Rosy Bindi, promette di studiare i «rilievi mossi dal senatore Salvi» ma allo stesso tempo chiede «rispetto» per «un testo valutato con positività da specialisti, studiosi e sostenuto da centinaia di migliaia di persone». La Pollastrini insomma non intende mollare il ddl e promette «lavorerò per una legge saggia, umana e praticabile per garantire diritti e doveri alle unioni di fatto».
Durissimo il commento del senatore ds Giorgio Tonini, uno dei 15 saggi che ha redatto il Manifesto del Partito democratico, che imputa a Salvi «un intento ideologico», per dimostrare «che nel Partito democratico non ci può essere intesa tra laici e cattolici sui temi eticamente sensibili». Salvi, conclude Tonini, ha liquidato «il testo Pollastrini-Bindi, come se fosse stato presentato dall’ultimo dei senatori e non dal governo dopo settimane di lavoro comune tra le due ministre».
Soddisfatto invece il commento dell’Udeur di Clemente Mastella che ha promesso di erigere una invalicabile barriera contro i Dico a Palazzo Madama. «Bene Salvi - dice il senatore Stefano Cusumano - perché così valorizza il ruolo del Parlamento, come ha sempre chiesto l’Udeur».
Diplomatica e non potrebbe essere altrimenti la capogruppo dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, che definisce «condivisibili alcune osservazioni di Salvi, in particolare quelle che riguardano un eccessivo contenzioso che potrebbe nascere dalle forme scelte». La Finocchiaro osserva che grazie al dibattito in Commissione il tema dei Dico viene così «sottratto agli strappi continui cui è sottoposto anche a causa della sua sovraesposizione mediatica».
Ma nel centrosinistra è scontro anche sull’opportunità che si scenda in piazza a manifestare pro o contro i Dico. Proprio la Finocchiaro, annunciando che non sarebbe scesa in piazza perché come capogruppo dell’Ulivo deve «tenere conto di tutte le posizioni, anche di quelle della senatrice teodem Paola Binetti» fa infuriare il segretario nazionale dell’Arcigay Aurelio Mancuso, che la accusa di «atteggiamenti pilateschi e furbetti».
Intanto però si moltiplicano le adesioni alle manifestazioni contrapposte: quella del 10 marzo promossa dall’Arcigay e il Family day voluto dai cattolici. Al corteo pro Dico dopo il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio annuncia la sua adesione anche il senatore ds Gavino Angius. Sul fronte opposto dopo quella del ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, arriva l’adesione di Renzo Lusetti, responsabile Informazione della Margherita, «Non perdiamo di vista la famiglia. Se per farlo è necessario scendere in piazza ci saremo», dice Lusetti.
Ma secondo il deputato di Rifondazione comunista, Vladimir Luxuria, mentre la manifestazione promossa dalle associazioni omosessuali è «a favore di Prodi» perché il ddl sulle coppie di fatto è appunto sostenuto dal governo, a essere «antigovernativa è invece la manifestazione a favore della famiglia, il family day che ci sarà a maggio».
Ma sempre dentro la Margherita il prodiano Franco Monaco non la pensa così. «Chi riveste responsabilità politiche e istituzionali farebbe bene a impegnare le proprie energie più nel parlamento che nella piazza».