L’ira di Vespa: «Lascio la Rai se mi tagliano il programma»

Il giornalista: per me parlano gli ascolti. Polemica Mimun-Badaloni

Antonio Signorini

da Roma

Dopo Clemente Mimun e Gianfranco Comanducci la prossima vittima dello spoils system ulivista applicato alla televisione di Stato potrebbe essere il giornalista televisivo più popolare del paese. Solo che l’eventuale uscita di Bruno Vespa dall’ente televisivo pubblico dove ha passato tutta la sua vita professionale sarebbe il risultato di una sua scelta. L’ultima ratio nel caso in cui l’aria all’interno della Rai dovesse diventare irrespirabile. Questo lo scenario che è emerso dall’ennesima giornata di polemiche sulla Rai. Oltre alla guerra sulle nomine, la questione che ha tenuto banco è stata proprio la collocazione di Porta a Porta che inizierà la stagione autunnale con quattro puntate, ma che tra poche settimane potrebbe essere ridimensionata a tre, come è emerso dalle parole del presidente del servizio televisivo pubblico Claudio Petruccioli. «Il Consiglio di amministrazione - ha spiegato l’esponente dei Democratici di sinistra - ha approvato i palinsesti per il periodo di garanzia autunnale. Come sempre avviene, quando questo periodo finirà, si discuterà del periodo di garanzia primaverile e non è detto che i palinsesti rimangano uguali a quelli attuali. Questo, però - ha aggiunto - è un fatto che riguarda tutti, e non solo Vespa».
Ad aprire la polemica era stato proprio il giornalista che ieri ha presentato la nuova edizione del suo programma e si è ritrovato a rispondere soprattutto a domande sul possibile ridimensionamento. «Nella storia della Rai - ha premesso Vespa - non ho mai visto un programma di successo, mai sanzionato, mai rimproverato per una scorrettezza, vincente per gli ascolti e con una lista di attesa di inserzionisti pubblicitari, punito per questo. Ci possono essere scelte editoriali che non condivido ma che rispetterò». Alle domande incalzanti dei colleghi, Vespa ha assicurato di non sentirsi un perseguitato. «I moderato non lo sono mai». E ha anche detto di «non temere agguati». Però ha anche sottolineato che «se la Rai dovesse stringere e rendere meno confortevole l’ambiente di lavoro, mi cercherò un altro posto». Perché «in un’azienda normale chi ottiene risultati riceve menzioni o una stock option» e non una riduzione degli spazi. In difesa di Vespa anche Mario Landolfi, presidente della commissione di Vigilanza Rai. «Il suo sfogo - dice - è comprensibile. Chiederò spiegazioni a Petruccioli e Cappon».
Oltre al caso Vespa il dibattito sulla Rai, come tradizione, si è concentrato sulle nomine. Ieri a rivendicare uno spazio nel palinsesto è stato l’ex presidente della regione Lazio Piero Badaloni. Incoraggiato, in questo, dal ritorno di Michele Santoro nel piccolo schermo. «Non è l’unico emarginato Rai, anche io faccio parte della lista degli epurati. Mimun mi ha allontanato durante il semestre europeo della presidenza italiana. Non mi riteneva politicamente attendibile». Immediata la replica di Mimun. «Badaloni epurato da me? Delle due l’una: o ha i riflessi un po’ appannati e si è accorto in ritardo del presunto sopruso subito, o, come è evidente, sta raccontando una favola, immaginando che, visto il momento, io sia alle prese con gli scatoloni», ha spiegato il direttore uscente del Tg1.
Santoro è stato evocato anche da Roberto Villetti, presidente dei deputati della Rosa nel pugno e da Marco Beltrandi, deputato dello stesso partito. Ma per motivare scelte diverse. «Non c’è migliore modo di santificare qualcuno che quello di epurarlo, come la recente storia della Rai dimostra», ha spiegato il membro della vigilanza Rai. Come dire, prima di «epurare» Vespa pensateci bene. Potrebbe tornare sugli schermi. E più forte di prima.