L’Irak dei misteriosi Yazudi ultima religione pagana

L’assassinio di una loro ragazza compiuto alcuni giorni fa dagli Yezidi nell’alto Irak, le cui foto sono comparse sulla stampa quotidiana, hanno sollevato la domanda: come mai una giovane è stata linciata solo perché si era fidanzata, o qualcosa di simile, con un musulmano dato che non era né cristiana né ebrea, notizia che avrebbe accompagnato l’accaduto? Il fatto è che gli Yezidi sono una delle ultime, forse l’ultima religione pagana a cavallo della frontiera dell’Irak, la Turchia, l’Iran e l’Armenia, un popolo che non ha mai accettato, e sono passati due millenni, né il Cristianesimo né l’Islam.
Le loro origini sono un vero mistero scientifico e, a parte qualche studioso musulmano che ne ha fatto con superficialità una setta dell’Islam, hanno dato e danno filo da torcere a tutti gli specialisti che vi sono addentrati. In modo particolare ha quasi sempre deviato gli studiosi il soprannome corrente di «adoratori del Diavolo». La religione degli Yezidi è monoteistica anche se conosce un certo numero di esseri semidivini o addirittura divini che sono qualcosa di intermedio tra il Dio supremo e l’uomo - simili ad angeli o inviati di Dio - che le conferiscono un certo carattere politeistico. Essi adorano quell’essere che nelle credenze dei Cristiani e dei Musulmani è il Diavolo, ma che non è tale quale noi siamo abituati a vederlo. L’essere che essi adorano è da loro chiamato Melek Ta’us, vale a dire «Re», o meglio, «Angelo Pavone» che corrisponde al Diavolo dei Cristiani e dei Musulmani. Nella loro dottrina esso è il supremo degli angeli, il quale dopo la sua caduta e il suo pentimento, è stato rimesso da Dio nel suo grado primitivo e preminente.
Melek Ta’us è un Dio buono. È in un certo senso il loro vero Dio, il Dio attivo ed efficiente, mentre il Dio supremo è inattivo e non si cura del mondo. È quindi del tutto falso che essi adorino il Diavolo quale principio del male tanto è vero che non hanno neppure l’inferno. L’adorazione dell’angelo sotto forma di pavone è probabilmente legata ad un’antica leggenda nella quale il pavone fu l’intermediario tra il serpente seduttore ed il Diavolo stesso. Oggi sono ridotti a qualche decine di migliaia, una calata di numero in gran parte dovuta alle persecuzioni subite prima dal Cristianesimo e poi, per un millennio e mezzo, dai governatori musulmani della regione. Il loro rapporto con il Diavolo li rende temibili agli occhi del popolo.
Ricordo il racconto fattomi da un Vescovo caldeo nel quale egli narrava di aver visto alcuni suoi seminaristi, incuranti dei suoi avvertimenti, gettare per disprezzo delle monetine nella fonte dell’acqua santa degli Yezidi e poi - così mi disse - li aveva visti morire ad uno ad uno in circostanze misteriose nel giro di un anno! Gli Yezidi parlano il curdo con un vocabolario zeppo di parole persiane e posseggono una scrittura critica nella quale sono i loro due libri sacri: il «Libro della Rivelazione» e il «Libro nero» e poi preghiere e un catechismo. In questo leggiamo che «gli Yezidi devono servire Dio secondo le regole stabilite. In caso diverso li colpirà la maledizione di Dio» e che essi sono divisi in categorie e che ognuno deve scegliersi la moglie dalla propria classe. Infine duramente: «È proibito severamente agli Yezidi d’entrare in relazione con appartenenti ad altri popoli. In caso diverso si espongono alla maledizione di Dio». È facile qui inquadrare, con tutto l’orrore che suscita, la scena dell’assassinio della ragazza.