L’Iran adesso accusa Israele, Usa e Londra per due attentati aerei

Gabriele Villa

«Ci sono Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele dietro gli attentati a due aerei militari iraniani che provocarono una strage». Sorvegliato speciale per il suo eccessivo e sospetto interesse alla ricerca nucleare, ripresa a pieno ritmo il 2 gennaio, l'Iran del presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad ha deciso di lanciare la sua particolarissima controffensiva mediatica contro i tre Paesi più odiati. Alleati di ferro, secondo le accuse di Ahmadinejad, nel tentativo di destabilizzare l'Iran. E così ieri dal cilindro magico dei prestigiatori di Teheran è uscita un'altra clamorosa denuncia. Le dichiarazioni del ministro degli Interni Mostafa Pourmohammadi non sembrano lasciare spazio alla libera interpretazione: «Le informazioni in nostro possesso - sostiene il ministro - indicano che agenti segreti americani, israeliani e britannici hanno progettato le sciagure del nostro Falcon e del nostro C-130, forse mediante interferenze elettroniche». Si tratta di due distinti episodi. All'inizio di gennaio, un velivolo Falcon con a bordo il comandante delle Guardie Rivoluzionarie e altre dieci persone è precipitato, senza lasciare superstiti, mentre il 6 dicembre scorso, un aereo militare da trasporto C-130 è piombato su un edifico della capitale iraniana, uccidendo 115 persone. La nuova denuncia di Teheran segue di poche ore la durissima reazione agli attentati di martedì scorso ad Ahwaz, nella provincia del Kuzistan, nel sud ovest dell'Iran, dove l'esplosione di due bombe ha provocato nove morti e una cinquantina di feriti. A strage appena avvenuta era stato questa volta il capo della diplomazia iraniana, Manushehr Mottaki, a parlare: «Disponiamo di informazioni che dimostrano che militari britannici equipaggiano e sostengono le missioni di questi elementi e non è necessario precisare che i membri di questo gruppo sono basati a Londra». Il ministero degli Esteri britannico ha puntualmente replicato, definendo «del tutto senza fondamento» le accuse di Teheran. Ma sempre ieri, a conferma dello stato di tensione nel Paese, migliaia di persone hanno partecipato alle esequie delle vittime degli attentati di Ahwaz, al grido di «morte alla Gran Bretagna».
Tornando all’attività nucleare iraniana è di ieri la conferma della linea americana al riguardo. «Crediamo fortemente che sia giunta l'ora di deferire l'Iran al Consiglio di sicurezza, non è l'opinione solo degli Stati Uniti, anche di Francia, Gran Bretagna e Germania. Perseguiremo con decisione questo provvedimento, ma senza chiudere spazio alla diplomazia», ha dichiarato il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice. Resta infatti ancora spazio alla proposta di compromesso del Cremlino che prevede l’arricchimento dell’uranio in Russia e la sua consegna a Teheran tramite l’Aiea. «È un buon piano» ha detto il presidente George W. Bush. Ma l’Iran prende tempo e, nonostante definisca «utile» la proposta di Mosca, per ora non ha intenzione di farla sua affermando che va discussa più in dettaglio. E nel frattempo cerca di accaparrarsi l’appoggio della Cina in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ieri una delegazione diplomatica iraniana era a Pechino e il governo cinese si è detto poco favorevole al ricorso a sanzioni contro Teheran.