L’Iran antisemita ha i suoi ultrà: i naziskin

Massimo M. Veronese

Parteciperanno ai mondiali uniti dallo stesso sogno: la finale. La soluzione finale. Naziskin tedeschi da una parte, nazionale iraniana dall’altra. Decisi a giocare in difesa soprattutto della razza. Almeno così giura il settimanale Der Spiegel: ha scoperto che i gruppi neonazisti tedeschi si stanno organizzando via internet per tifare compatti per l’Iran nella partita di debutto con l’Angola, a Lipsia, il 21 giugno. E celebrare in un colpo solo notti magiche e notti dei cristalli. Motivo del colpo di fulmine: il presidente Mahmud Ahmadinejad che ha negato l'Olocausto e auspicato la cancellazione di Israele dalle carte geografiche e dai gironi dell’Uefa. C’è di mezzo anche il segno del destino. Iran-Angola coincide con l'anniversario della nascita di Michael Kuehnen, che non è né lo stopper del Bayern di Beckenbauer, né il terzino che faceva coppia con Vogts nel Borussia, ma uno dei loro leader più amati, ucciso dall’Aids nel 1991. Vogliono ritrovarsi anche il 10 giugno a Gelsenkirchen, così per fare bisboccia, tra la passione per il campo di calcio e la nostalgia di quello di concentramento. Ma la polizia ha già fatto presente che non ci sono uomini abbastanza per garantire la sicurezza e fatto appello ai tribunali perché vietino tutte le manifestazioni nazi a ridosso degli stadi. C’è poi che nella nazionale di Branco Ivankovic sono quattro gli iraniani che giocano in Bundesliga: Ali Karimi, Vahid Hashemian, Fereydoun Zandi e Mehdi Mahdavikia, che qualche tempo fa fece scalpore perché costretto a sostituire la prima moglie con la seconda, dato che in Germania, ma non nell’Islam, la bigamia è proibita. Ma c’è soprattutto il fatto che Mahmoud Ahmadinejad è uno che ci crede e non solo perché, ricorda con gli occhi umidi, anche l’ayatollah Khomeini da giovane era un buon terzino: ha aperto gli stadi alle donne, che l’Iran aveva messo al bando, pretendendo per loro i posti migliori sulle tribune; ha benedetto la nazionale prima dell’amichevole con Cipro tirando di persona, in tuta e pantaloncini, anche un rigore che il portiere della nazionale Ebrahim Mirzapour si è ben guardato dal parare; ha promesso 50mila euro in caso di una qualificazione agli ottavi che si dice sicuro di centrare «come realista e non idealista, sempre che la nostra squadra si impegni a giocare il calcio iraniano...». Passato il turno l’importante per squadra e tifosi sarà poi soprattutto evitare il girone di Norimberga...
Resta il dubbio su cosa volesse dire Ahmadinejad con quel «giocare il calcio iraniano». Di certo non l’obbedienza alla fatwa che lo sceicco saudita Abdallah Al Najd ha lanciato contro il football degli infedeli: niente linee bianche, niente traversa tra i pali, niente urla dopo un gol. E soprattutto niente arbitro «la cui presenza è inopportuna e inutile». Questa regola qui, pare abbia risposto un po’ indignato Ahmadinejad, la pretende Moggi, mica l’Islam...