L’Iran: "Basta video dei marinai". Primi segni di disgelo con Londra

Da Mosca a Teheran, dal Cairo a Damasco nessuno ha più dubbi: "Gli Usa attaccheranno i siti nucleari iraniani". Magari prima dell’autunno. O forse no

Londra - «Gli iraniani conoscono bene la nostra posizione e sanno che le ultime apparizioni in video dei nostri soldati non cambieranno nulla». È secco il commento del premier britannico Tony Blair dopo l’ennesima «confessione» televisiva mandata in onda nella notte di domenica dalla televisione iraniana. I suoi 15 marinai sono ancora sotto sequestro, costretti ad ammettere di essere entrati illegalmente nelle acque territoriali iraniane e a scusarsi pubblicamente promettendo che l’errore non si ripeterà in futuro.
Domenica sera è stata la volta di altri due prigionieri che si aggiungono ai quattro già filmati in precedenza. Londra però non sta al gioco. Il ricatto mediatico di Teheran non renderà le cose più facili – ha fatto capire il primo ministro – anzi semmai le complica. «Gli iraniani sanno che abbiamo un forte appoggio della comunità internazionale – ha ripetuto ieri Blair –: il fatto che la gente veda i video dei nostri soldati non avrà alcun effetto».
Secondo Londra adesso la prossima mossa deve farla il governo di Mahmoud Ahmadinejad; la Gran Bretagna rimane esattamente sulle proprie posizioni. Nessuna ammissione di colpa, la porta rimane aperta alle trattative, ma persistono il disgusto e un forte turbamento per il trattamento dei prigionieri. Le trattative diplomatiche ad ogni modo continuano e un portavoce di Downing Street ieri ha aggiunto che «si sta facendo molto dietro le quinte» per ottenere il rilascio del personale della marina britannica e che la commissione governativa Cobra, che si occupa delle emergenze, si sarebbe riunita nel pomeriggio per discutere sugli ultimi sviluppi della vicenda. Il Foreign Office ha confermato che le negoziazioni proseguono. «Per parte nostra possiamo soltanto reiterare la nostra posizione - ha spiegato un portavoce -. I marinai sono trattenuti contro la loro volontà, le nostre autorità consolari non hanno avuto la possibilità di vederli né di parlarci. Abbiamo chiarito più volte che si trovavano in acque irachene quando sono stati prelevati e che perciò ne chiediamo l’immediato rilascio».
A prima vista quindi, la posizione britannica non è cambiata di una virgola, ma evidentemente qualcosa sta accadendo: ieri mattina, infatti, la radio di Stato iraniana ha comunicato che non verranno più trasmessi video dei prigionieri perché c’è stato un lieve miglioramento nelle relazioni intercorse con il governo di Londra. Non è stato chiarito se e su quale punto le due controparti abbiano trovato un accordo, ma si tratta della prima dichiarazione che offre uno spiraglio di speranza. E in serata Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza, getta altra acqua sul fuoco: «Questa questione può essere risolta e non c’è nessun bisogno di un processo». Anzi, aggiunge Larijani, servirebbe una «delegazione» per appurare se i marinai hanno sconfinato.
L’annuncio che qualcosa stia cambiando è arrivato dopo un weekend di intense «comunicazioni bilaterali dirette con gli iraniani», come aveva già dichiarato il segretario alla Difesa Des Browne proprio nei giorni scorsi. Nello stesso weekend il governo britannico ha continuato a ricevere espressioni di solidarietà da parte di altri Paesi europei. Ségolène Royal, candidata socialista alla presidenza francese, si è dichiarata a favore di sanzioni Ue e il presidente americano Bush ha chiesto il rilascio immediato degli «ostaggi inglesi». Parole che hanno particolarmente irritato gli iraniani. «Ogni genere di commento da parte degli americani in favore del governo inglese non faranno che peggiorare la situazione, ha detto ieri Mohammed Ali Hoseyni, portavoce del ministero degli Esteri .