L’Iran: «Colpiremo gli Usa in tutto il mondo»

Duro Ahmadinejad: «Non indietreggeremo nemmeno di una virgola». E il ministro del Petrolio ricorda l’inevitabile aumento del greggio in caso di sanzioni

Gian Micalessin

da Teheran

Siamo alla vigilia, i giochi sono già fatti, e solo una caparbia fede in un estremo miracolo può illudere ancora. A Vienna l’ultimo incontro tra Gholamreza Aghazadeh, responsabile del dossier nucleare di Teheran, e Olli Heinonen, numero due dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), scivola via come un’ininfluente formalità.
A Teheran riecheggiano i no urlati e ripetuti in coro da tutti i principali leader della Repubblica Islamica. Il supremo «no» di Alì Khamenei inneggia alla natura pacifica della nazione iraniana, mette in guardia gli americani e li avverte di badare ai propri interessi internazionali prima di progettare qualsiasi attacco all’Iran. Il «no» del presidente Mahmoud Ahmadinejad promette la difesa dei diritti nucleari senza indietreggiare nemmeno di una virgola. Il «no» del ministro del Petrolio, Kazem Vaziri-Hamaneh, ricorda i rischi di un’inevitabile crescita del prezzo del greggio in caso di sanzioni dell’Onu o altre misure punitive.
Solo un testa a testa tra Stati Uniti da una parte e Mosca e Cina dall’altra sembra insomma poter salvare la Repubblica Islamica. Il termine fissato dall’Onu per la sospensione di tutte le attività legate all’arricchimento dell’uranio scade domani, e Washington già chiede una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza per il 3 maggio. Gli Stati Uniti useranno, in quella riunione, tutta la loro influenza per varare una serie di sanzioni seguite dall’applicazione di quell’articolo 7 della Carta dell’Onu che sancisce l’uso della forza in caso di inadempienza.
L’estrema formalità prevista per domani è l’esame dell’ultimo rapporto sulle attività nucleari di Teheran messo a punto dal direttore dell’Aiea, Mohammed El Baradei. Per immaginare che non nasconda nulla di buono per Teheran non è necessaria molta fantasia. Ma tanto per non lasciar spazio a illusioni mal riposte, fonti dell’Aiea di Vienna ricordano che «El Baradei ha potuto solo annotare le informazioni ricevute senza avere il tempo di verificarle». Se anche Teheran, insomma, promettesse qualche novità dell’ultimo minuto non ci sarebbe più il tempo per controllarla e appurarla.
Nell’ultimo mese la Repubblica Islamica si è ben guardata, del resto, dal compiere i passi indietro richiesti. Oltre ad annunciare con toni epici l’esperimento di arricchimento dell’uranio, ha snobbato il direttore dell’Aiea in visita a Teheran, ha ripetuto di non volersi adeguare a nessuna richiesta del Consiglio di Sicurezza e ha minacciato, in caso di ritorsioni, l’uscita dall’Aiea e dal Trattato di non proliferazione.
In queste ore il coro di «no» continua a far sentire la sua voce. La più possente, quella della Guida suprema, Alì Khamenei, ricorda che «la nazione iraniana e i suoi capi cercano soltanto la pace e non pensano a soggiogare nessuno», ma lancia un duro monito agli Stati Uniti. «Gli americani devono saperlo, se ci invaderanno tutti i loro interessi nel mondo ne soffriranno perché risponderemo con intensità almeno doppia ad ogni attacco».
Un rifiuto ancor più netto arriva da Mahmoud Ahmadinejad. «Quando sono in ballo i diritti nucleari della nazione iraniana non possiamo indietreggiare nemmeno di una virgola», ripete il presidente durante la conferenza stampa con il suo omologo sudanese Omar Hassan al Bashir, in visita a Teheran. «Una decisione ingiusta della comunità internazionale - aggiunge - non può avere alcuna legittimità per il nostro Paese, sia che venga dal Consiglio di Sicurezza sia che arrivi da altre organizzazioni internazionali». E conclude facendo balenare la minaccia di un’uscita dall’Aiea e dal Trattato di non proliferazione.
«L’Agenzia era obbligata, sulla base del Trattato di non proliferazione, a rispettare i nostri diritti nucleari e assistere il nostro Paese aiutandoci ad ottenere tecnologia per scopi pacifici, ma è ripetutamente venuta meno a tutti i suoi obblighi». Il ministro iraniano del Petrolio, Kazem Vaziri-Hamaneh, ricorda all’Occidente le ripercussioni di sanzioni capaci di impedire all’Iran nuovi investimenti indispensabili per accrescere la produzione di greggio.
«La richiesta di energia da parte del mondo cresce in modo sensibile, e se all’Iran verranno imposte sanzioni i prezzi aumenteranno mettendo in seria difficoltà i mercati dell’energia», dichiara il ministro appellandosi alla «ragionevolezza» del Consiglio di sicurezza. «A mio avviso, l’Onu è composto da persone ragionevoli, e quando affronteranno il nostro problema decideranno secondo prudenza e logica». Un ottimismo che, alla vigilia dell’ultimo rapporto di El Baradei, appare assolutamente infondato.