L’Iran a fianco dell’America alla Conferenza sull’Irak

Ma gli ayatollah, dopo gli ultimi attacchi, minacciano di dare la caccia ai ribelli curdi in territorio iracheno

Il primo raggio di sole nel gelido e trentennale inverno diplomatico di Washington e Teheran spunterà forse a Bagdad. Nessuno, per ora, sembra tirarsi indietro. I primi ad annunciare la decisione di sedere con Iran e Siria alle conferenze regionali sull’Irak di marzo e aprile sono stati gli americani. «Vi pregherei di notare che il governo iracheno ha invitato sia la Siria sia l’Iran a partecipare ad entrambi gli incontri», aveva detto martedì il segretario di Stato Condoleezza Rice annunciando al Senato la decisione di partecipare sia all’incontro tra gli ambasciatori dei Paesi confinanti di metà marzo, sia alla conferenza a livello ministeriale del mese successivo. Dunque se la prima delegazione sarà guidata da un inviato del Dipartimento di Stato, la seconda sarà capeggiata dalla stessa Condoleezza.
L’apertura americana, per quanto Washington non preveda colloqui diretti né con la Siria, né con la Repubblica Islamica, sembra aver convinto anche i vertici iraniani. «Stiamo valutando la proposta», ha detto ieri il capo del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Alì Larijani, confermando l’invito girato al ministro degli Esteri iraniano Moanoucher Mottaki dal suo omologo iracheno Hoshyar Zebari. «Appoggiamo la soluzione dei problemi iracheni e se lo riterremo utile non mancheremo di partecipare alla Conferenza, la sicurezza irachena dipende dal contributo di ogni paese confinante e tutti - ha aggiunto Larijani – devono fare la loro parte».
Intanto, però, il generale Yahya Rahim Safavi, comandante dei pasdaran iraniani, minacciava un’offensiva proprio in territorio iracheno contro i santuari dei guerriglieri curdi del Pejaq-Pkk, autori di numerosi attacchi nel Kurdistan iraniano. «Valuteremo se dare la caccia ai terroristi anche oltre confine neutralizzando le loro basi e i loro nascondigli in Irak», ha detto il generale Safavi commentando l’abbattimento di un elicottero con a bordo una dozzina di pasdaran rivendicato dal Pejak e gli altri recenti attacchi .
La conferenza di metà marzo a Bagdad e quella d’aprile, allargata ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e alla rappresentative del G8 (quindi anche dell’Italia), potrebbe diventare la culla del dialogo tra Stati Uniti e Iran. Per quanto non siano previste trattative dirette tra i due grandi antagonisti, un primo abboccamento sulle questioni irachene potrebbe aprire la strada a futuri negoziati sul nucleare.
Nonostante la rottura delle relazioni diplomatiche risalente all’assalto dell’ambasciata statunitense a Teheran del 1979, americani e iraniani hanno già avuto occasione d’incrociarsi durante i colloqui tra i Paesi confinanti con l’Afghanistan svoltisi in Svizzera fino al 2003. L’incontro di più alto livello si svolse però verso la fine del 2004 in occasione di una prima conferenza sull’Irak tenutasi al Cairo nel 2004. Durante la cena di gala gli egiziani fecero sedere fianco a fianco l’allora ministro degli esteri iraniano Kamal Kharrazi e il segretario di stato Colin Powell. Il predecessore della Rice si disse però deluso dal distaccato approccio di Kharrazi, attentissimo nel colloquio ad evitare qualsiasi questione cruciale.