L’Iran mette al bando la tv americana Cnn

Gian Micalessin

Condoleezza Rice ieri mattina aveva fretta. Molta fretta. A sentir il segretario di Stato americano, il direttivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) convocato per il 9 marzo doveva riunirsi già questa settimana e votare l’immediato deferimento dell’Iran al Consiglio di Sicurezza. L’attivismo della Rice mal si confà ai ritmi letargici della diplomazia internazionale, ma le notizie provenienti da Londra dove Cina, Russia, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania discutevano la crisi iraniana, devono aver soddisfatto il segretario di stato. Secondo i bisbiglii della diplomazia internazionale i delegati europei e statunitensi hanno avuto la meglio su Russia e Cina convincendoli ad anticipare al 2 febbraio quel direttivo dell’Agenzia nucleare a cui spetta il rinvio al Palazzo di Vetro. Anche il deferimento al Consiglio di Sicurezza sarebbe ormai «un accordo raggiunto» e i «tre grandi europei» starebbero già lavorando alla risoluzione da far votare al direttivo dell’Aiea per ottenere il deferimento.
La vittoria occidentale a Londra è stata preceduta dalla debacle della Cnn. La rete satellitare americana è stata espulsa con disonore dall’Iran dopo aver erroneamente tradotto come diritto «all’arma nucleare» il passo della conferenza stampa in cui il presidente Mahmoud Ahmadinejad parlava di diritto «all’energia nucleare». Le scuse e le immediate rettifiche di Atlanta non sono bastate a risparmiare l’espulsione, tra gli altri, di Christian Ammanpour. A sentir Teheran la «madre» di tutti gli inviati della Cnn è doppiamente colpevole perché essendo di origini iraniane «parla e comprende perfettamente la lingua persiana».
«Se aspettiamo la convocazione di marzo gli iraniani se ne approfitteranno per prenderci in giro», spiegava la Rice mentre a Londra si apriva il vertice chiamato a rispondere alle sue richieste. Intorno al tavolo c’erano gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e i tre grandi europei – Londra, Berlino e Parigi – protagonisti dei negoziati sul nucleare con l’Iran. Sulle prime la fretta della Rice sembra un pio desiderio. Ma in serata fonti diplomatiche europee cantano vittoria definendo «cosa fatta» il deferimento dell’Iran. «I russi adesso sono d’accordo, hanno cambiato la loro posizione – rivela un anonimo diplomatico – i cinesi esitano ancora, ma il deferimento al Consiglio di Sicurezza è un accordo raggiunto».
Gli europei fanno persino sapere di star già lavorando ad una bozza di risoluzione capace di conseguire una larga maggioranza nel direttivo dell’Aiea. «Abbiamo incominciato a buttar giù il documento che chiede al capo dell’Aiea Mohammed El Baradai di rinviare al Consiglio di Sicurezza il dossier iraniano», conferma un delegato europeo. Anche il direttore dell’Aiea sembra pronto ad assecondarla. In un’intervista al settimanale statunitense Newsweek che solleva le ire di Teheran Baradei dichiara infatti di non ritenere più impossibile un programma nucleare segreto iraniano. «Se hanno il materiale nucleare e un programma parallelo per gli armamenti potrebbero essere a pochi mesi dall’arma... dobbiamo sincerarci di aver visto tutto quel che c’era da vedere e assicurarci che non vi sia nulla di nascosto».
I primi segnali di un cambio di rotta russo arrivano dopo i colloqui a Mosca tra il presidente Vladimir Putin e il cancelliere Angela Merkel. «Per quanto ci riguarda la Russia, la Germania, gli altri partner europei e gli Stati Uniti hanno posizione molto vicine sul problema iraniano», dichiara Putin. Il presidente aggiunge che bisogna «evitar passi sbagliati o affrettati». La postilla fa capire che Mosca pur non impedendo il deferimento eviterà l’immediata imposizione di sanzioni contro Teheran. Le parole di Putin confermano i segnali delle scorse settimane quando Mosca ha fatto capire di non voler più coprire il «cliente» iraniano. Un cliente da cui deve incassare parte delle due fatture, da un miliardo di dollari ciascuna, per le forniture della centrale nucleare di Busher e un sistema di missili a corto raggio.
Ancor più delicata la posizione cinese che acquista da Teheran il 12% del greggio necessario a soddisfare il suo fabbisogno energetico. Nelle scorse settimane Pechino faceva notare che il deferimento al Consiglio di Sicurezza rischia di complicare la questione vista la minaccia iraniana di rispondervi bloccando le ispezioni dell’Aiea. Ieri la diplomazia cinese non ha proferito parola. Ma la partecipazione al vertice viene considerata un fatto positivo.