L’Iran minaccia lo stop alle ispezioni dell’Aiea

Parigi frena sull’ipotesi di embargo sostenuta da Londra

Gian Micalessin

Chi pensava di convincere l'Iran a più miti consigli si sbagliava di grosso. All'indomani del vertice di Berlino conclusosi con la decisione europea di sospendere ogni negoziato e avviare la procedura per il rinvio del dossier nucleare iraniano al Palazzo di Vetro, Teheran rilancia e minaccia a sua volta «serie conseguenze». La prima potrebbe essere quella di sbattere la porta in faccia agli ispettori dell'Aiea. «Se verremo rinviati all'Onu il nostro governo - ha annunciato il ministro degli esteri Manoucher Mottaki - potrebbe ritrovarsi costretto a metter fine a tutte le concessioni».
Le concessioni, dal punto di vista degli iraniani, sono il permesso accordato agli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica di svolgere ispezioni casuali e non concordate nei suoi laboratori. Quel permesso non dipende da alcun accordo internazionale e rappresenta, secondo Teheran, un gesto di buona volontà nei confronti della comunità internazionale. Del resto il parlamento iraniano ha già approvato una legge che impone al governo di bloccare le concessioni non ratificate da precisi trattati. Approvata e lasciata nel cassetto, la legge potrà ora venir utilizzata per giustificare il dietro front della repubblica islamica e ridurre al minimo la cooperazione con l'Aiea.
Aliasghar Soltanyeh, nuovo rappresentante iraniano presso l'Agenzia di Vienna, ha invece confermato la piena disponibilità del suo Paese ad attenersi al trattato di Non proliferazione nucleare e a rispettare le sue obbligazioni nei confronti della comunità internazionale. Il presidente, Mahmoud Ahmadinejad non si è lasciato sfuggire l'occasione per lanciare nuovi strali contro un Occidente accusato di bloccare il progresso del Paese. «L'Iran non accetterà mai - ha detto il “super falco” - che alcune nazioni considerino il controllo della scienza e della tecnologia come un loro diritto anche a costo di espropriarne gli altri». Ahmad Khatami - l'ayatollah responsabile ieri della preghiera del venerdì di Teheran - ha avvertito che il Paese è vittima di una guerra psicologica condotta dai suoi nemici occidentali e ha avvertito i fedeli di non lasciarsi influenzare dalla propaganda nemica. «Questa nazione - ha detto - non è un Paese fantoccio abituato a piegarsi alle prime minacce».
Intanto però l'Europa e gli Stati Uniti devono già fare i conti con le divisioni della Comunità internazionale. Il principale problema è rappresentato dalla Cina. Il fabbisogno energetico di Pechino dipende per il dodici per cento dal greggio iraniano. I cinesi, nonostante le pressioni internazionali, si guardano bene dall'appoggiare l'ipotesi di un embargo che danneggerebbe i loro rapporti con la repubblica islamica e alzerebbe il costo del loro approvvigionamento energetico. Pechino ha già fatto sapere di considerare prematuro un ricorso al Consiglio di Sicurezza che potrebbe «complicare la ricerca di una soluzione». Stati Uniti ed Europa sperano, in caso di voto al Consiglio di Sicurezza, di convincere Pechino a rinunciare al proprio diritto di veto e a scegliere l'astensione. E anche la Russia, dopo aver fatto capire di esser pronta ad appoggiare l'azione decisa da Washington e Bruxelles, sembra ora sul punto di «ridimensionare» la rottura con Teheran. Il ministro della Difesa Sergei Ivanov ha confermato l'intenzione di mantenere in vigore il contratto di un miliardo di dollari per la fornitura di missili a corto raggio alla Repubblica Islamica.
Del resto anche la Francia, uno dei tre «grandi europei» si guarda bene dal dare per scontato un ricorso alle sanzioni economiche contro l'Iran e giudica premature le ipotesi di «embargo». Anche perché la mossa farebbe schizzare il prezzo del greggio a livelli senza precedenti. Giovedì è bastato soltanto parlarne per far salire le quotazioni oltre i 63 dollari al barile.
La posizione più dura in caso d'inadempimento iraniano è stata espressa dal ministro degli esteri britannico Jack Straw che, pur escludendo qualsiasi ipotesi di intervento armato, ha confermato l'opzione dell'embargo su richiesta del Consiglio di sicurezza.