L’Iran: «Pioggia di missili se ci attaccano»

La rappresaglia potrebbe scattare già un’ora dopo il blitz

L’avvertimento stavolta vale per arabi, americani e israeliani. «Nessun dorma - sembra dire Teheran - in caso d’attacco i nostri missili colpiranno l’intero Medioriente, da Israele ai Paesi amici di Washington». Il roboante avvertimento parte da Teheran, ma decolla dalle pagine di Defence News.com, il portale internet di una rivista statunitense strettamente collegata al Pentagono e agli ambienti della Difesa. A far da grancassa alle parole dei nemici di Washington ci pensa, insomma, il settimanale più letto dai militari americani.
All’origine dello strano caso di propaganda, o guerra delle parole, sembra essere l’ammiraglio Alì Shamkhani, un ex ministro della Difesa iraniano considerato il più ascoltato consigliere militare della Suprema Guida Alì Khamenei. L’ammiraglio ovviamente nega e smentisce qualsiasi intervista. Molti sono però pronti a giurare che una parte di quelle dichiarazioni provenga da qualche intervento dell’ammiraglio dai banchi dell’attivissimo Centro di Studi Strategici, un’istituzione sponsorizzata dall’ufficio della Suprema Guida e presieduto dallo stesso Shamkhani.
Alle conferenze organizzate dall’autorevole «think tank» iraniano si alternano puntualmente ex ministri e presidenti della Repubblica Islamica pronti a confrontarsi e ad interloquire con esperti di tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Anche perché nelle sale del Centro di Studi Strategici è possibile discutere temi, come il confronto missilistico e nucleare, considerati «inaffrontabili» in altre sedi della Repubblica Islamica. Le parole del disinvolto ammiraglio Shamkhani, se autentiche, puntano più al Pentagono e ai suoi alleati mediorientali che non alle solite schiere di accademici. I moniti più citati, capaci di far saltare sulla sedia tutti i capi di Stato mediorientali vicini a Washington, li pronuncia proprio Shamkhani ricordando che i primi obbiettivi della rappresaglia in caso di attacco all’Iran saranno i Paesi arabi alleati dell’America. «La nostra resistenza - \spiega l’ex ministro - coglierà di sorpresa il sistema militare di Washington colpendo con dozzine o centinaia di missili che si abbatteranno su specifici obbiettivi». Per giustificare le minacce Shamkhani accusa gli Stati del Golfo di «contribuire a creare il clima di legittimità intorno all’anticipata aggressione dell’Iran». Un alto funzionario del ministero della Difesa al corrente, secondo il sito, dei piani di rappresaglia, aggiunge che i missili partiranno a meno di un’ora dall’eventuale incursione statunitense e colpiranno le principali basi militari di Washington nel Golfo e in Medioriente.
Un secondo inquietante scenario tratteggiato dallo stesso funzionario riguarda una possibile alleanza d’interesse con Al Qaida. «L’Iran garantirà una via di passaggio per i terroristi dall’Afghanistan al Libano mettendoli in condizione di colpire qualsiasi Paese mediorientale», spiega l’esponente confermando tesi e ipotesi già affrontati dall’intelligence occidentale.
Il primo a prendere sul serio la minaccia iraniana è il Kuwait. A sole 24 ore dalla pubblicazione di Defence News, lo sceicco Jaber al Mubarak al Sabah, ministro della Difesa e degli Interni del Kuwait, ha già smentito qualsiasi possibilità di sostegno ad un raid americano. «Washington finora non ci ha chiesto nulla e se anche lo facesse non daremmo a nessuno il permesso di usare il nostro territorio».
Il crescendo di paura e tensione generato dalle dichiarazioni dei funzionari iraniani arriva in contemporanea con la messa in orbita di Ofek 7, il satellite israeliano studiato e progettato per tener d’occhio il programma nucleare e missilistico della Repubblica Islamica. Messo a punto dopo il fallimento di Ofek 6, il predecessore inabissatosi nel Mediterraneo nel 2004, il nuovo satellite spia è basato su tecnologie rigorosamente israeliane. E israeliano è anche il razzo Shavit che l’ha portato verso la quota geostazionaria compresa tra 311 e 600 chilometri.