L’Iran rialza la voce: "Via tutti gli ebrei dalla Palestina"

L'ultima follia di Ahmadinejad: "L'esistenza del popolo di Israele è un insulto alla dignità umana, li deporteremo in Alaska". L’Olocausto? "È solo un pretesto per sterminare i palestinesi". Poi rilancia sul nucleare: "Non negozieremo mai i nostri diritti"

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad riprova a scandalizzare il mondo con uno di sui soliti discorsi fuoco e fiamme contro Israele. Secondo il capopopolo di Teheran l’odiato stato ebraico «la creazione la sua continua esistenza, il supporto (occidentale, ndr) a questo regime, sono un insulto alla dignità umana». Ieri l’Iran «festeggiava» l’Al Quds day, il giorno dedicato alla «liberazione» di Gerusalemme l’ultimo venerdì di Ramadan, il mese di digiuno islamico. Una vecchia idea voluta dall’ayatollah Khomeini per galvanizzare le masse contro il nemico esterno.

Un’occasione ghiotta per Ahmadinejad, che in passato ha già bollato Israele come «un tumore» da cancellare dalla carta geografica. Nella giornata di Al Quds, il nome arabo di Gerusalemme, è tornato all’assalto verbale dichiarando: «Il popolo palestinese rimane fermo e né quello iraniano, né gli altri popoli del mondo si fermeranno fino a quando tutto il territorio di Palestina non sarà liberato». L’ex pasdaran continua a battere sulla shoah, lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. «L’Iran condanna la fabbricazione di questo pretesto (l’Olocausto, ndr) che permette al regime sionista di commettere un genocidio nei confronti dei palestinesi», sostiene il presidente. Per lui Israele è una minaccia globale e ha riproposto l’idea di sbarazzarsi degli ebrei deportandoli: «Gli europei non tollerano la presenza sionista nei loro paesi, ma vogliono imporla in Medio Oriente. Che li mandino nei vasti territori del Canada o dell’Alaska a ricostruirsi le loro case», ha tuonato Ahmadinejad.

A gettare altra benzina sul fuoco ci ha pensato l'ayatollah Sayyed Mahmoud Hashemi Shahroudi, massima autorità giudiziaria dell'Iran: «Le manifestazioni di oggi (ieri per chi legge ndr) sono un ottimo inizio per la distruzione di Israele». Centinaia di migliaia, se non milioni di iraniani, sono scesi in piazza per la giornata di Al Quds. Donne velate di nero, con i bambini in braccio si trascinavano dietro i palloncini con la scritta «morte ad Israele». Slogan sulla distruzione dello stato ebraico e degli Stati Uniti venivano ripetuti a gran voce dai manifestanti che innalzavano grandi ritratti di Khomeini e del suo successore l’ayatollah Alì Khamenei. I volontari Basji, la giovane milizia del regime, coprendosi il volto con la kefiah palestinese, marciavano compatti gridando «Hezbollah combatte, Israele trema». Il riferimento è alla guerra dello scorso anno in Libano, che ha visto l’esercito dello stato ebraico in difficoltà. Altri manifestanti appiccavano il fuoco a bandiere americane ed israeliane.
Nel frattempo a Baquba, nel vicino Irak, gli americani sono rimasti coinvolti in una dura battaglia con estremisti sciiti armati e addestrati dai Guardiani della rivoluzione iraniana. Secondo un portavoce Usa 25 miliziani sarebbero rimasti uccisi, ma le autorità irachene sostengono, invece, che l’appoggio aereo ha fatto fuori donne e bambini. In questo clima da distruzione annunciata Ahmadinejad non ha perso l’occasione di tornare sulla delicata questione dell’arricchimento dell’uranio che l’Iran sta portando avanti: «Il popolo dell'Iran non è disposto a sedersi al tavolo delle trattative e a discutere dei propri diritti in materia nucleare, che sono assoluti» ha proclamato il presidente iraniano durante il discorso all'università di Teheran, trasmesso in diretta dalla radio nazionale.

La scorsa settimana il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha ulteriormente rimandato l’imposizione di nuove e dure sanzioni all’Iran per la corsa al nucleare. Si attende novembre e l’ennesimo rapporto di Mohammed El Baradei, il capo dell’agenzia delle Nazioni Unite sul controllo dell’energia atomica. Francia e Germania, però, hanno invitato i partner europei ad iniziare il congelamento dei rapporti commerciali con l’Iran in vista di ulteriori sanzioni. Da Londra, con un’intervista al quotidiano Al Quds al Arabi, Farouk Kaddoumi, vecchia volpe oltranzista dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina prevede il peggio. Se lo Stato ebraico attaccherà «per delega Usa l’Iran, lo farà colpendo le infrastrutture nucleari, ma l’Iran ha missili che sono in grado di incendiare l’intero Israele».