L’Iran rifiuta le offerte occidentali: avanti con l’uranio al 20%

Teheran Continua il braccio di ferro sul programma nucleare di Teheran. L’Iran non sospenderà l’arricchimento dell’uranio al 20 per cento in cambio di isotopi, come proposto da tre grandi potenze in una lettera all’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano. L’Iran sostiene di aver bisogno dell’uranio al 20 per cento per alimentare un reattore nucleare a Teheran che produce isotopi radioattivi impiegati nella cura del cancro in 200 ospedali iraniani, ma la credibilità di questa affermazione è pressoché nulla.
Nei giorni scorsi il portavoce del Dipartimento di Stato americano ha detto che la comunità internazionale è pronta ad aiutare l’Iran a procurarsi isotopi dall’estero, «un’offerta - ha detto - che dovrebbe servire a creare fiducia e che rende non necessario il progetto del reattore».
Il clima tra l’Iran e i Paesi occidentali rimane molto teso. Ieri la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, in un incontro pubblico tenutosi a Tabriz, nel nordovest del Paese, ha detto che il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha diffuso «bugie» contro la Repubblica Islamica durante il suo recente tour dei Paesi del Golfo. «Coloro che hanno trasformato il Golfo Persico in un deposito di armi per mungere denaro ai Paesi della regione, hanno inviato i loro rappresentanti in giro per il Golfo Persico a diffondere bugie contro l’Iran». Chiaro il riferimento di Khamenei al tour diplomatico condotto in questi giorni dalla Clinton, che ha visitato Qatar e Arabia Saudita. Il segretario di Stato, durante il suo viaggio, ha cercato di costruire un fronte coeso dei Paesi arabi volto a sostenere le sanzioni nucleari che la comunità internazionale intende imporre all’Iran a causa del suo controverso programma nucleare. La Clinton, inoltre, ha attaccato il governo di Teheran, sostenendo che «si sta trasformando in una dittatura militare».
L’Iran si è inoltre rifiutato di cooperare con gli inviati speciali dell’Onu per i diritti umani, che vorrebbero poter indagare sulle presunte violazioni e in particolar modo sulle accuse di tortura. Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha approvato il rapporto sul dibattito tenuto lunedì in merito alla situazione in Iran, al termine del quale sono state presentate un centinaio di raccomandazioni alle autorità iraniane. Teheran, pur assicurando di voler «rispondere positivamente alle richieste di visita presentate dagli inviati speciali dell’Onu» hanno tuttavia messo in chiaro che le raccomandazioni di cooperazione riguardo alle presunte torture «non godono del sostegno» iraniano.
E mentre il premier israeliano Benyamin Netanyahu invita i Grandi del mondo a porre misure restrittive sull’export del petrolio iraniano, fa discutere la dichiarazione del capo di Stato Maggiore delle forze armate russe, il generale Nikolai Makarov, secondo il quale Washington, una volta completate le operazioni militari in Afghanistan e Irak, potrebbe spostare la sua attenzione verso l’Iran e scatenare un nuovo conflitto. «Le conseguenze di una guerra sarebbero terribili per l’Iran, come anche per la Russia e i Paesi dell’Asia», ha affermato Makarov.
Le affermazioni del generale russo non contribuiscono ad abbassare il livello di tensione sul programma nucleare iraniano. Da mesi la comunità internazionale è al lavoro per trovare un accordo sull’inasprimento delle sanzioni contro la Repubblica Islamica. Mosca si è sempre mostrata riluttante ad appoggiare un nuovo ciclo di sanzioni, ma nelle ultime settimane il governo russo ha mostrato un riavvicinamento alle posizioni del gruppo 5+1. E ieri Mosca ha rinviato la consegna dei missili S-300 che ha venduto all’Iran suscitando reazioni fortemente critiche in Occidente adducendo «motivi tecnici».