L’Iran ritira i soldi dalle banche europee

Otto miliardi di dollari prelevati e trasferiti su istituti di credito in Estremo Oriente: è un quarto dei depositi iraniani all’estero

La prospettiva di sanzioni internazionali contro l’Iran per la sua politica nucleare comincia a farsi concreta e Teheran corre ai ripari. Ieri il Consiglio superiore per la sicurezza nazionale, il principale organo istituzionale iraniano, ha dato ordine alla Banca Centrale, al ministero del Petrolio e ad altri istituti monetari collegati agli organi istituzionali chiedendo loro di ritirare i depositi dalle banche europee (con l’eccezione di quelle svizzere) e di redistribuirli in alcune banche asiatiche con sede in Malaysia, a Singapore, Shanghai e Hong Kong. La notizia è stata pubblicata da Sharq al Awsat, quotidiano arabo che esce a Londra. Il capitale iraniano da prelevare, secondo una fonte della Banca centrale di Teheran, ammonterebbe a 8 miliardi di dollari, un quarto dei depositi iraniani all’estero.
Il giornale arabo scrive che la mossa di ritirare i propri depositi dalle banche europee indica la preoccupazione dei dirigenti iraniani rispetto al rischio di eventuali congelamenti dei conti bancari nel caso di adozione di sanzioni internazionali contro l’Iran a causa della sua politica nucleare.
In passato Teheran ha già subito questo tipo di sanzioni. Nel 1980 fondi per oltre 17 miliardi di dollari depositati presso banche americane furono congelati in seguito a una decisione presa dall’allora presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter come risposta al sequestro dei diplomatici statunitensi nell’ambasciata Usa a Teheran.
Ieri il ministro iraniano dell’economia Danesh Jafari ha detto che i Paesi europei non hanno il diritto di congelare i patrimoni iraniani depositati nelle loro banche, ed è tornato a minacciarli di crisi petrolifera se saranno adottate sanzioni contro il suo Paese.
Le diplomazie occidentali continuano intanto a fare pressioni su Teheran, mentre Russia e Cina tirano il freno. Condoleezza Rice, segretario di Stato Usa, ha detto ieri che è giunto il momento di portare la questione iraniana davanti al Consiglio di sicurezza, e le ha fatto eco la senatrice Hillary Clinton. E il capo della diplomazia francese, Philippe Douste-Blazy, ha invitato l'Iran a «tornare alla ragione» per «non mettersi contro tutta la comunità internazionale».
Tra le ragioni del grande impegno della Francia per convincere l’Iran a fermare il suo programma nucleare ce n’è una molto concreta: le sanzioni a Teheran costerebbero a Parigi un patrimonio. La Francia è infatti il terzo fornitore mondiale dell’Iran, dietro agli Emirati Arabi e alla Germania, con una quota di mercato del 7,3 per cento. Il flusso di investimenti francesi nel Paese è valutato tra i 21 e i 29 miliardi di euro. Rischiano pesanti contraccolpi il gruppo petrolifero Total e le case automobilistiche Psa-Peugeot-Citroën e Renault.