«L’Irap resta l’obbiettivo prioritario»

da Roma

«Il taglio dell’Irap è l’assoluta priorità per tutte le imprese, grandi e medio-piccole. Per le piccolissime aziende si potrebbero ridurre altri oneri sul costo del lavoro, ad esempio il finanziamento della cassa integrazione». Danilo Broggi, presidente della Confapi, rappresenta 52mila imprese di dimensione media, che trarrebbero grande vantaggio da una forte riduzione dell’Irap. Perciò Broggi sollecita il governo ad agire in fretta, e si dice disponibile a qualche contropartita: si può ragionare, dice, su un aumento dell’Iva e sull’armonizzazione delle tasse sulle rendite finanziarie.
Qualcuno pensa che il taglio dell’Irap sulla sola voce del costo del lavoro possa avvantaggiare eclusivamente le grandi imprese.
«L’Irap è una priorità assoluta, e non solo perché è considerata dalle imprese una tassa ingiusta e distorsiva. Un forte ridimensionaento di questa imposta genererebbe un impatto positivo sulla propensione ad investire da parte delle imprese. Inoltre, l’Irap tocca solo le aziende italiane, e dunque incide sulla concorrenza e sulla capacità competitiva delle nostre imprese».
Ma un taglio sulla sola voce del costo del lavoro sarebbe discriminante?
«Sono certo che escludere dalla base imponibile Irap il costo del lavoro non discrimini alcuno, anzi sia positivo per tutte le imprese, anche quelle dai 10 ai 20 dipendenti. Laddove si possa, un taglio dell’Irap il più alto possibile potrebbe anche essere legato a un incremento delle imposte indirette, e anche ad una prudente revisione della struttura fiscale sulle rendite. Per le piccolissime aziende si può ragionare sull’eliminazione di altri oneri legati al costo del lavoro: ad esempio il finanziamento della cassa integrazione, di cui le imprese più piccole non fanno mai uso».
Lei, che guida un’associazione di medie imprese manifatturiere, conosce bene il polso della situazione. Il taglio dell’Irap basta per la ripresa?
«L’Irap è urgente, certo. Ma è necessario concentrarsi su poche priorità ed agire. Penso a una nuova politica degli incentivi, a parità di risorse, per il trasferimento tecnologico alle piccole e medie imprese. Penso ad una vera semplificazione amministrativa. E poi bisogna utilizzare molto di più la leva finanziaria per lo sviluppo: il rapporto banca-impresa deve sapersi evolvere in una reale partnership. C’è anche bisogno di maggiore concorrenza, dall’energia al settore creditizio, dalle tariffe autostradali a quelle dei liberi professionisti. C’è molto da scandagliare».