«L’Irap voluta dalla sinistra ha penalizzato la moda»

Paolo Zegna: «Quell’imposta va abolita». Mario Boselli: «Governo sensibile alle nostre istanze, bene Scajola e Urso»

Antonio Signorini

da Roma

Innanzitutto via l’Irap. Perché è stata bocciata dall’Europa, ma anche perché è una tassa ingiusta che colpisce chi assume di più. Il sistema moda italiano non ha dubbi quando si tratta indicare priorità al prossimo governo e indica subito l’eliminazione dell’imposta regionale sulle attività produttive introdotta a suo tempo dal ministro Ds Vincenzo Visco e tuttora difesa dal centrosinistra. A spiegarlo sono Paolo Zegna, presidente del Sistema moda Italia e Mario Boselli, presidente della Camera della moda italiana. «Ce lo dice l’Europa, ma noi l’abbiamo sempre criticata - spiega Zegna - perché rappresentiamo aziende che hanno più manodopera e sono quindi svantaggiate». Piace anche la riduzione del cuneo fiscale, a partire dagli oneri impropri. «Si tratta di vedere di quanto si può tagliare. Se ci propongono cinque punti percentuali (è la promessa di Romano Prodi, ndr) chiaramente non ci tireremmo indietro. Si tratta poi di veder la capacità del governo di compensare le perdite per il fisco. Ad oggi non mi sembra che ci sia un’indicazione precisa di come fare». Il taglio di un punto del costo del lavoro già realizzato dal governo Berlusconi «è meglio di niente» e «l’ideale sarebbe continuare così per tre anni».
D’accordo Boselli. Serve «una radicale modifica, di fatto un annullamento dell’Irap. E mi preoccupa che in entrambi i programmi elettorali non ci sia una esplicitazione chiara in questo senso». L’imposta regionale «è una vergogna varata da un governo di sinistra che avrebbe dovuto invece favorire occupazione». Per Boselli «se ne sarebbe dovuto occupare questo governo» e se gli si fa osservare che l’esecutivo di centrodestra ha deciso insiema a Confindustria di puntare sul costo di lavoro parla di uno «scambio iniquo».
Oltre al fisco, le priorità per la moda sono l’incentivazione dell’innovazione e la «trasparenza». Servono pressioni in Europa per approvare il regolamento sull’etichettatura delle merci importate, spiega Zegna. Poi, per quanto riguarda il tessile, andrebbero defiscalizzati gli investimenti in creatività e innovazione. Perché - spiega - i prezzi delle merci italiane saranno sempre maggiori rispetto a quelli dell’Estremo Oriente e, di conseguenza, la qualità deve rimanere più alta. Incentivi anche per favorire le aggregazioni perché «se fino ad ora le piccole dimensioni delle aziende possono essere state un vantaggio, in futuro non sarà più così».
A risentire della concorrenza, spiega Boselli, è soprattutto il settore tessile, mentre chi produce oggetti finiti continua a registrare buoni risultati: «Per il 2006 c’è un’attesa positiva per quanto riguarda il saldo commerciale nel senso che dovrebbe andare meglio del 2005». In generale lamenta l’imprenditore, tutti gli ultimi governi hanno mostrato «insensibilità» nei confronti del settore moda. Fanno eccezione - spiega - il ministro alle Attività produttive Claudio Scajola e il viceministro con delega al Commercio estero Adolfo Urso.