L’Irlanda boccia il trattato di Lisbona E la casa europea rischia di crollare

Con il 53,4 trionfa il no. Il sì vince appena in sei circoscrizioni.
Il presidente della Commissione Barroso: andiamo avanti lo stesso. <a href="/a.pic1?ID=268782" target="_blank"><strong>L'allarme di Ronch</strong></a>i: &quot;Ora l'Unione rischia di fermarsi&quot;. <a href="/a.pic1?ID=268787" target="_blank"><strong>Berlusconi e Frattini preoccupati,</strong></a> e Calderoli &quot;piange&quot;: via un peso<br />

Londra - «Sembra proprio che vincerà il fronte del no». Non ha atteso neppure la fine dello scrutinio ieri il ministro della Giustizia irlandese Dermot Ahern per dare la notizia che tutti già conoscevano. Alle 12.30 ora locale era chiaro che i suoi connazionali avevano rigettato il Trattato di Lisbona. Con più di 864mila voti scrutinati in 39 delle 43 circoscrizioni elettorali, le stime ufficiali mostravano nel pomeriggio i «no» in vantaggio sui «sì» con una percentuale di 53.4% contro il 46.6%. Nell'unico Paese dove il voto referendario su quest'argomento è stato previsto per legge, gli elettori si sono espressi chiaramente contro la ratifica della nuova Costituzione Europea.

Un'opinione peraltro che si era già fatta sentire in precedenza nel 2001, quando l'Irlanda rifiutò il trattato di Nizza che passò tra mille polemiche l'anno seguente, soltanto in una seconda controversa votazione. E adesso gli irlandesi si sono opposti al nuovo tentativo di far risorgere dalle ceneri quello che restava dell'ambiziosa bozza di costituzione rigettata senza tentennamenti da francesi e olandesi nel 2005. Il documento di Lisbona prevede una presidenza a lungo termine, una politica estera comune rafforzata e un patto di mutua assistenza per quanto riguarda la reciproca difesa degli stati membri. Quattordici Paesi l'hanno già ratificato in via parlamentare e altri si avviano verso questa strada che per molti - Gran Bretagna in testa - appare un sentiero tutto in salita. Sebbene il paese di Ahern sia uno dei più europeisti, in questo caso sembrano essere stati ascoltati i critici convinti che questo trattato miri a compromettere la storica neutralità nazionale in tema di politica estera. Bassa anche l'affluenza alle urne che a Dublino ha superato appena il 50 per cento.

E la notizia della vittoria del «no» ha avuto effetti anche sull'euro che ha toccato il suo minimo nell'arco di un mese. «Alla fine della giornata, per una moltitudine di ragioni, la gente ha detto la sua» ha ammesso in un'intervista televisiva in diretta il ministro della Giustizia ricordando però l'intenzione degli altri Paesi di procedere comunque alla ratifica del trattato. L'attuale presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha dichiarato ieri di aver già parlato della questione con il primo ministro irlandese Brian Cowen. Entrambi si sono trovati d'accordo nel non considerare questo voto un attacco all'Europa: «L'Irlanda - ha confermato Barroso - rimane legata all'idea di un'Europa forte e i processi di ratifica devono proseguire». Si deciderà comunque come procedere alla luce di quest'ultimo risultato negativo nel vertice dei leader europei fissato per la settimana prossima. Certo ritornare alle urne è fuori discussione, come hanno già asserito molti governi che hanno anche sottolineato che «non esiste un piano B in caso di vittoria dei no».

Intanto già ieri la stampa si addentrava sul terreno trito e ritrito della analisi dei risultati. Secondo i corrispondenti locali molti elettori non avrebbero compreso appieno i contenuti del trattato nonostante l'ottima campagna informativa messa in atto dal governo di Cowen. E lo stesso primo ministro - secondo quanto riportato dall'Irish Times - ha accusato i critici del Trattato di aver dato una falsa rappresentazione del documento.