L’ironia della toga «Il processo del secolo? Spero non duri tanto»

E pensare che abbiamo rischiato di perderlo. Nel senso che l’approssimarsi della pensione, e in particolare una norma, entrata in vigore il 27 gennaio, avrebbe fatto decadere i magistrati che, come lui, ricoprono ruoli direttivi da più di otto anni. E invece Alessandro Bianchi c’è. Ha ottenuto le assicurazioni necessarie per avviare e concludere in tutta tranquillità il processo per la strage di Erba. E per fortuna. Per fortuna perché il presidente del «processo del secolo» con il suo buonsenso, ma anche con la sua ironia riesce puntualmente a spazzare via, almeno per qualche istante, la cappa d’angoscia che i racconti, le testimonianze e le immagini di quella sera d’orrore e morte spargono ad ogni udienza. Prendete ieri, per esempio. Davanti alla valanga di verbali, registrazioni e intercettazioni da rileggere e ascoltare in aula, lui, il presidente saggio e salace, se ne è uscito con una delle sue battute migliori: «... Non vorremmo che la strage di Erba facesse altre vittime, anche tra le corte d’Assise...». Ironia, ma anche risolutezza. Come quando, nell’udienza di venerdì, davanti all’uscita veemente del legale della difesa Enzo Pacia che lamentava come «alcuni avvocati già abbiano emesso condanne in interviste» con conseguente battibecco tra lui e il difensore di Azouz, Tropescovino («Questo è un attacco personale sconsiderato»), e la replica di Pacia («Sconsiderato sei tu»), il presidente Bianchi si è alzato e se ne è andato. Ha preso faldoni e toga e ha lasciato l’aula assieme ai giudici popolari con la seguente lapidaria frase all’indirizzo dei due: «Quando avete finito con queste sceneggiate riprendiamo». Risultato? Un break che ha spiazzato tutti. Niente spettatori, niente più lite. E poi, quelle sue espressioni, quel suo sorriso. A volte comprensivo e rassicurante. Altre volte messo lì in bella evidenza. Per bacchettare gli avvocati della difesa quando insistono con domande ripetitive e noiose: «Dicono i media che questo è il processo del secolo, ecco non vorrei che diventasse tale anche per la durata...». Benvenuto fra gli umani, signor presidente. In questo processo che ha ben poco di umano. Chi scrive si fa il promotore di un suo fan club. Se lo merita, mi creda.