L’irresistibile Henri Salvador, a 90 anni suona e fa ridere

Considerato il «Compay Segundo» europeo, ha duettato con Ives Montand

È nato a Cayenne, nella Guyana Francese, ma a 7 anni s’è trasferito a Parigi, dove ne ha viste e fatte di tutti i colori e non ha intenzione di smettere. Henri Salvador, 90 anni tra una decina di giorni, non smette di suonare la chitarra e di cantare e domani sera salirà sul palco di Villa Arconati. Che tempra il piccolo uomo che ha fatto tutto e il contrario di tutto all’insegna della qualità e della parodia.
Come raccontare in poche parole la sua carriera colorita e infinita? Lui che lasciò la scuola ammaliato dai dischi di Louis Armstrong e Duke Ellington, che suonò la tromba piagandosi le labbra e dicendo: Se la musica è gioia, perché per suonarla bisogna soffrire?». Così comprò una chitarra e fece la sua fortuna. Suonò nelle balere, fu ingaggiato dall’orchestrina di Paul Reiss e debuttò a 16 anni con uno show che cavalcava la canzone d’autore, la parodia e il cabaret. Suonava, cantava e faceva la caricatura del suo idolo Maurice Chevalier. Comprò un frac bianco, scarpe bianche di vernice e lanciò un’irresistibile raccolta di canzoni e barzellette.
Il suo repertorio è sterminato e passa da Maladie d’amour (il suo primo brano) a Chanson douce da Zorro est arrivé a Clopin Clopan a Dans mon ile che - nel 1957 - aiutò Carlos Jobim ad inventare la bossanova. «La bossanova l’hai inventata tu» gli ha sempre detto Jobim. E Salvador non ha mai interrotto il suo legame col Brasile (nato negli anni Cinquanta quando l’orchestra di Ray Ventura lo invitò a cantare in Brasile, e lì Salvador divenne una leggenda) tanto che il suo ultimo album Reverence è tutto un omaggio ai suoni carioca con ospiti come Gilberto Gil e Caetano Veloso.
È il Compay Segundo europeo, un uomo e un artista leggendario che ha suonato con Ives Montand, Django Reinhardt, che ha frequentato Mistinguette e Wanda Osiris. Soprattutto scrisse quattrocento canzoni circa con Boris Vian, l’esistenzialista maledetto che era «un umorista dal cuore ferito». I due si trovarono subito a meraviglia, si completavano e Vian definiva Salvador «un missionario della gioia che ti accorcia le ore». Scrissero brani arguti come La giava mondana, Blues del dentista e Rock’n’roll mops, ché Salvador si dedicò persino al rock and roll, anche se un paio di anni fa lo ha rinnegato e definito una degenerazione del jazz.
Personaggio raffinato e vivacissimo a dispetto dell’età, aspetta i fan per trascinarli nel suo fascinoso mondo. Prima di lui in scena Mario Venuti col suo show acustico.
Henri Salvador e Mario Venuti
domani ore 21.30
Villa Arconati, Castellazzo di Bollate
ingresso 35-28 euro