L’irresistibile tentazione di «cianare» in fiorentino

Caro Granzotto, da un po’ di tempo le sue risposte ai lettori non sono più all’altezza dei tempi migliori, quando, da sole, valevano il prezzo de il Giornale. Ma quello che più mi ha deluso è stato il suo volersi intestardire nel rispondere, per ben tre volte, a quella «ciana» di lettore, sulla differenza fra le chiacchiere e i pettegolezzi. Ma a noi, desiderosi di argomenti più seri, «icché» ce ne fregaaaa!


Sapesse come mi duole, signor Gano, che se l’abbia presa tanto a male. Cercherò di por rimedio, anche se non arrivo a intendere, scusi l’ignoranza, cosa lei e i desiderosi in genere reputate essere un argomento «importante». Il bacio di Antonio Di Pietro, per esempio, è argomento importante (ha visto che roba, eh, signor Gano? Smack! Glie l’ha proprio stampato, alla giovanotta, il bacio. Da macho spiccio, poi, di quelli che non devono chiedere mai. Certo, niente a che vedere con le prestazioni del mio amato Cavaliere - cinque figliole cinque sulle ginocchia, ci provi lei, signor Gano - ma per uno che viene da Montenero di Bisaccia è già un buon andare)? O magari è per lei importante l’aggrottata querelle sul bipartitismo perfetto e imperfetto? Forse lo è l’ampio e approfondito dibattito che lacera la sinistra sull’uso e la frequentazione dei salotti e/o terrazze? O non piuttosto il nodo dello sbarramento alle europee, 3, 4 o 5 per cento (le anticipo subito che io sono per uno sbarramento minimo minimo all’85 per cento)? Dica, signor Gano, dica! Mi faccia sapere cosa titilla il suo intelletto, così ch’io possa mettermi in riga. E non abbia paura, getti pure il cuore oltre l’ostacolo, ché son uomo di mondo: la titilla Rosy Bindi? «Icché» sarà mai! Se è la Rosy a titillarla Rosy sia. A gogò.
Di una cosa stia certo, ci metta pure la firma: mai più, su questa pagina, riflessioni sul pettegolare e il chiacchierare. Mi si secchi la mano se dovessi scriverne ancora. Ciò stabilito, mi spieghi una cosa, signor Gano. So, grosso modo, cosa si intende per «ciana», però a suo giudizio di fiorentino, «cianare» è più un chiacchierare o un pettegolare? Io direi piuttosto un pettegolare, perché nel cianaio predomina il così detto sparlare (alle spalle altrui), ma forse sbaglio e un suo parere mi sarebbe di conforto. Mi pare, poi, che cianare comporti, oltre al parlar plebeo, il non voler tenere la lingua a freno. La ciana la si può dunque definire, sempre per restare in ambito vernacolare, anche una «boccalona»?
Avrei un’altra questione da sottoporle: mentre abbiamo pettegoli e pettegole, chiacchierone e chiacchieroni, la ciana (e dunque il cianare) è esclusivamente femminile. Mica è bello, sa, signor Gano? A parte il fatto che conosco certi ciani che lévati, si comincia così, col maschilismo linguaiolo, e si finisce poi per discriminare le Clinton e le Royal. O la bella, brava, intelligente e sagace Angelina Finocchiaro, candidata a tutto, eletta o nominata mai a niente. Tuttavia, anche se tremendamente politicamente scorretto, ciana ha una forte dignità lessicale, tanto da rappresentare, a mio modesto avviso, l’anello mancante fra pettegolo/a e chiacchierone/a. Sarebbe, pensi che bello, la quadratura del cerchio. Mi dica cosa ne pensa, signor Gano, parliamone.