L’irriconoscibile Forman scomoda Goya nel mix di «Montecristo» e «Miserabili»

Con L’ultimo inquisitore, un titolo da brividi, Milos Forman, regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo, Amadeus e Hair, cede le armi e sprofonda in un feuilletton stile Hugo o Alessandro Dumas. Fratello Lorenzo (Xavier Bardem) è un viscido membro del tribunale dell’Inquisizione, del quale il celebre pittore Francisco Goya (Stellan Skarsgard) sta eseguendo il ritratto. Una fanciulla dell’alta borghesia (Natalie Portman) è accusata di eresia e torturata. Il pavido Goya non potrà aiutarla, mentre l’untuoso Lorenzo approfitterà delle grazie della fanciulla. Ciò che accade in seguito è un mix del Conte di Montecristo e I miserabili. La vicenda s’ingarbuglia, la Storia vi transita accanto con elegante superficialità. Restano la qualità figurativa, la tenuta narrativa, e il sospetto che l’immagine del Potere Temporale, sinistro e subdolo, non sia casuale coi tempi che corrono.
L’ULTIMO INQUISITORE (Spagna, 2005) di Milos Forman, con Xavier Bardem, Stellan Skarsgard. 117 minuti