«L’Islam odia chi disprezza Dio»

Com’è diversa la prospettiva di Papa Ratzinger nel giudicare quello che viene da alcuni definito come «scontro di civiltà». Benedetto XVI non vede, innanzitutto, un Occidente minacciato nella sua identità cristiana da parte dell’islam e non invoca l’innalzamento di muri per preservare la nostra civiltà. Lui, «vicario di Cristo» non può e non vuole farsi propugnatore di quella religione civile, di quel cristianesimo senza Cristo che aveva caratterizzato in passato fenomeni quali l’Action Française e che oggi riemerge potente sia in frange del mondo cattolico tentate dal trasformare la fede in ideologia, sia in alcune personalità del mondo laico.
Nell’omelia tenuta alla Neue Messe di Monaco, il Papa ha parlato dello «spavento» che provano le popolazioni di Africa e Asia di fronte a un concetto di ragione, che vige in Occidente e che «esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo». La vera minaccia per la loro identità «non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca». È la perdita della fede, del senso del sacro e del rispetto per i credenti ciò che colpisce negativamente gli appartenenti ad altre culture e fedi quando vengono in contatto con il nostro mondo. Il pensiero va naturalmente al caso delle vignette su Maometto ma non può limitarsi solo a quello. Riguarda, ad esempio, anche la disinvoltura con cui, nelle società «civili», si gioca oggi con la vita, manipolandola, senza porsi alcun limite. Il messaggio di Benedetto è chiaro: il rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone «che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio» riscoprendo la fede.
Appena una settimana fa, ad Assisi, al meeting interreligioso organizzato dalla comunità di Sant’Egidio, Ahmad al Tayyeb, rettore di Al Azhar, l’università del Cairo, il più importante centro teologico dell’islam sannita, aveva detto che «una civiltà che nega le religioni, che rifiuta l’adorazione di Dio e si orienta totalmente verso l’uomo», diventa «impotente». Impotente a garantire una vera giustizia. Nell’analisi della situazione, in fondo, non c’è opposizione tra il vescovo di Roma e il teologo musulmano.
La grande differenza è ciò che viene dopo. Il Papa ha infatti subito aggiunto che la fede, quella che si augura l’Occidente possa riscoprire, «non la imponiamo a nessuno», perché questo tipo di proselitismo «è contrario al cristianesimo». La fede può svilupparsi soltanto nella libertà. Anche la scuola, ha spiegato Benedetto XVI nel discorso di ieri pomeriggio nel Duomo di Monaco, ha una grande responsabilità a questo riguardo: «Cari insegnanti di religione e cari educatori! Vi prego di cuore di tener presente nella scuola la ricerca di Dio, di quel Dio che in Gesù Cristo si è reso a noi visibile. So che nel nostro mondo pluralista è difficile avviare nella scuola il discorso sulla fede. Ma non è affatto sufficiente che i bambini e i giovani acquistino nella scuola soltanto delle conoscenze e delle abilità tecniche e non i criteri che alle conoscenze e alle abilità danno un orientamento e un senso». Ben coscienti che il Dio dei cristiani non è un essere vendicativo che istiga alla violenza o giustifica l’odio e il terrore commesso nel suo nome. È un Dio che si è incarnato. La sua «vendetta», ha detto Ratzinger, «è la croce»: il suo «no alla violenza, l’amore fino alla fine».