L’Islam va alla «guerra santa» col Vaticano

In forse la visita del Pontefice in Turchia prevista per la fine di novembre e già rinviata l’anno scorso

Nicola Greco

Il coro dell’islam è di unanime condanna del Papa, con poche voci dissonanti che invitano alla moderazione mostrando di aver capito il senso delle sue parole, di non volerle strumentalizzare e di tentare di calmare gli animi.
A portare al diapason le polemiche è il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, noto per essere un devoto musulmano oltre che il leader del partito di ispirazione islamica Akp, al governo dalla fine del 2002. «Ritengo necessario che ritiri le malvagie dichiarazioni da lui fatte e che chieda scusa al mondo islamico e musulmano», ha detto Erdogan ai giornalisti, precisando che «il Papa non ha parlato da uomo di religione ma da uomo politico» e chiedendo «che corregga immediatamente il suo errore, evitando di gettare un'ombra sugli sforzi per lo sviluppo del dialogo interreligioso».
Con queste dichiarazioni Erdogan si è allineato alla parte più intransigente del mondo islamico, che insiste nel chiedere le scuse personali di Benedetto XVI. E sembra evidente che con questo atteggiamento punti a mettere in discussione la visita del Pontefice in Turchia prevista per la fine di novembre e i primi giorni di dicembre. Già l’anno scorso la prevista visita papale era stata pretestuosamente rinviata da Ankara, memore del fatto che Joseph Ratzinger, da cardinale, aveva definito «antistorico» il progetto di integrare nell’Unione Europea la Turchia, da lui definita «un Paese estraneo alla civiltà europea».
Per decidere sull’opportunità della visita del Papa è stata convocata per domani a Istanbul una riunione della conferenza episcopale in Turchia. «Non so quali saranno le nostre conclusioni», ha detto il suo vicepresidente e vicario apostolico in Turchia, monsignor Luigi Padovese. Il quale ha ricordato che il clima politico di Ankara nei confronti dell’Europa è cambiato, come dimostra l’aspra reazione del gran muftì di Turchia, Ali Bardakoglu, che ha chiesto le scuse del Papa e ha messo in dubbio l’opportunità della sua visita in Turchia.
L’impressione è che con la durezza delle sue critiche Erdogan voglia contendere la leadership del mondo islamico radicale all’Iran e all’Arabia Saudita. Perfino il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, infatti, ha affidato al suo portavoce Mohammad Ali Hosseini il compito di invitare Benedetto XVI a rivedere e a correggere i suoi commenti, al fine di prevenire le fiamme di un sentimento religioso dei musulmani. Secondo Ahmadinejad, poi, «l’islam è la religione più bella, la migliore per l’umanità» e «l'unica via per la salvezza» e deve essere spiegata «molto bene» al mondo perché «nessuno possa darne un'immagine distorta».
Anche il Presidente della Malaysia ha chiesto al Papa di scusarsi. E un deputato del Kuwait ha proposto per ritorsione il blocco della costruzione di nuove chiese.
Al Cairo, il ministero degli Esteri egiziano ha convocato il nunzio apostolico e gli ha espresso «l’estremo rammarico» per le dichiarazioni del Papa sull’islam e su Maometto, invitando il Pontefice ad «affrettarsi a contenere la situazione».
La stessa cosa aveva fatto venerdì il ministero degli Esteri del Pakistan, mentre ieri il Marocco ha richiamato in patria per consultazioni il suo ambasciatore presso la Santa Sede. L’iniziativa di Rabat, ha fatto sapere il ministro degli Esteri, è stata presa su ordine diretto di re Mohammed VI.
Richieste di scuse a Benedetto XVI sono venute anche dal movimento dei Fratelli musulmani di Giordania, mentre a Kabul il Parlamento e il ministero degli Esteri hanno condannato duramente le affermazioni di Ratzinger, ribadendo la richiesta delle sue scuse.