L’Islanda vuol diventare la patria degli scoop

WashingtonL'Islanda ha deciso di diventare la patria futura dei premi Pulitzer. E per raggiungere lo scopo sta preparando una legge che le permetterà di trasformarsi nella culla «off shore» del libero giornalismo, una specie di porto franco dove il giornalismo investigativo non possa più essere portato in tribunale, perseguitato e messo all’angolo. Domani infatti verrà presentata in Parlamento a Reykjavik una proposta di legge per proteggere il mestiere in quanto tale, la libertà di stampa e le fonti giornalistiche e dove sarà vietato il turismo della diffamazione.
Con questa mossa che ha già la promessa di voto di 38 dei 63 deputati dell'Althingi, l'Islanda spera convincere la stampa internazionale ed i più importanti siti on line a portare i loro quartier generali a Reykjavik e dintorni. Secondo la deputata del Movimento Verde, Birgitta Jonsdottir, la legge potrebbe diventare attiva nel giro di sei mesi.
«É uno splendido progetto - ha spiegato Robert Marshall, ex giornalista e membro del partito di maggioranza Alleanza Social Democratica - il Paese ha attraversato un periodo difficile e questa iniziativa riunirà l'intera tutti i partito politici».
La proposta di legge «The Icelandic modern media initiative» (Immi) è stata ispirata da Julian Assange e Daniel Schmitt di «Wikileaks» che hanno trascorso settimane in Islanda per collaborare alla stesura. «Wikileaks» è il sito internet con sedi sia in Usa che in Europa che dà spazio a materiale classificato come riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale che rivelano scandali.
In un intervento fatto a Berlino lo scorso dicembre Assange e Schmitt avevano già anticipato la proposta di legge: «Verranno prese in considerazione - avevano detto - le leggi di protezione svedesi, il primo emendamento della Costituzione americana e le leggi belghe che proteggono i giornalisti. Le riuniremo in un'unica legge che possa proteggere la società dell'informazione». «Ci sono buone leggi nel mondo - ha commentato Assange - ma sparse e occorre unirle. Per garantire la sicurezza delle nostre fonti noi abbiamo dovuto dividere le nostre redazioni, e spostarci via via in Paesi dove ci sono leggi favorevoli. Non tutti rischiano come noi. Spesso i grossi giornali si autocensurano per paura dei costi legali».
La proposta di legge islandese prevede protezione legale per le fonti e gli informatori ma vieterà anche il cosiddetto turismo della diffamazione nel senso che non si potrà più fare causa ad una testata nella giurisdizione dove la legge è meno favorevole, ma soltanto dove ha il suo quartier generale. La proposta di legge prevede anche la creazione del «Icelandic Prize for Freedom of Expression» un premio che verrà assegnato dato alla testata che pubblicherà una storia eccezionalmente coraggiosa.
«Wikileaks» è il sito che lo scorso maggio ha pubblicato le prove d' incriminazione della nave Probo Koala della compagnia petrolifera britannica Trafigura colpevole d'aver gettato nel mare della Costa d' Avorio 400 tonnellate di rifiuti tossici. I danni, centomila persone contaminate, almeno 10 morti e milioni di euro erano stati scoperti da un'inchiesta del quotidiano «The Guardian», che però non aveva potuto pubblicare in prima battuta lo scoop per via dell'ingiunzione del tribunale. Un altro grosso scoop di «Wikileaks» è la pubblicazione del documento «Standard Operatine Procedure for Camp Delta» dove sono spiegati in dettaglio le restrizioni ai prigionieri di Guantanamo. «Abbiamo in archivio - ha rivelato Assange - centinaia di casi che riguardano corruzione bancaria, la guerra in Irak, il sistema carcerario americano e la Cina ma non abbiamo momentaneamente le risorse per pubblicarle». Ma adesso con questa Guantanamo all’incontrario gli scoop, soprattutto quelli più scottanti, potrebbero moltiplicarsi. E molti cominciano già a tremare.

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