L’isola democratica dei famosi

Una domanda scuote l'Italia: ma Little Tony con chi starà? Per quale delle correnti democratiche batte il cuore matto da legare? E Tony Renis? E Mino Reitano? E Nicola di Bari? I Cugini di Campagna saranno rimasti conquistati dall'anima mia veltroniana? A Bobby Solo sarà venuta una lacrima sul viso sentendo il discorso del Lingotto? E Edoardo Vianello quando canta «nel continente nero» pensa a quel watusso di Walter? E i Ricchi e Poveri? Da che parte stanno? I ricchi con Enrico Letta e i poveri con Rosy Bindi?
Se volete essere à la page non perdetevi il nuovo gioco dell'estate: meglio del sudoku, più divertente della canasta, meno rischioso di un mutuo subprime. Sono le primarie dei cantanti: prendi un reperto discografico e lo trasformi in un reperto democratico. Stai con Walter, con Rosi o con Enrico? Se la cantano e se la suonano, ed essendo professionisti della musica non si fanno mancare nulla: soavi melodie, toni alti e contrappunto di tromboni. Vecchioni sta con Veltroni, non foss'altro che per assonanza. Milva è più rossa e va con la Bindi. E Califano apre la terza via dell'ugola: «Letta me piace, tutto il resto è noia». Che ci volete fare? In attesa che a sinistra arrivi il buon gusto, si comincia a dare la caccia a Bongusto. Nel senso di Fred.
Una rotonda sul mare, il nostro disco che suona. Ad aprire le danze ci aveva pensato Rimmel De Gregori: «Sono amico di Veltroni, ma alle primarie voto Bindi», aveva detto. Il giorno dopo è arrivata la risposta di Roma Capoccia Venditti: «Io voterò per Walter». E via con la rumba, folk rock e cha cha cha: Fiorella Mannoia è d'accordo con Venditti, Francesco Renga sostiene De Gregori. E i Nomadi invece scelgono la corrente Califano: Dio è morto, e loro stanno con Letta. Scriveranno pure l'inno per la presentazione ufficiale del più giovane candidato del gruppo. Suggeriamo il titolo: «I vecchi e il bambino».
Si aspetta con ansia di conoscere la posizione ufficiale dei Dik Dik, Nada, Don Backy e Memo Remigi. Richiestissima Orietta Berti: «Fin che la barca va» sarebbe uno slogan ideale per chi deve sostenere il governo Prodi. Per non dire di Drupi: «Regalami un sorriso» non è forse molto veltroniano? E Peppino di Capri? E chi regalerà «Champagne»? Mal e i Camaleonti stanno decidendo il da farsi, solo Celentano di sicuro non partecipa al gioco: per il momento è troppo impegnato a dare consigli alla Moratti su come amministrare Milano e ai liguri su come scopare il mare.
Niente paura, però. È sceso in campo un altro big: Renzo Arbore, che sta con Veltroni (ma la notte no, almeno si spera). E poi non sembrando abbastanza lo schieramento dei cantanti, ecco che il gioco si allarga anche agli altri mostri sacri dello spettacolo: Pippo Baudo, Margherita Buy, Michele Placido, Amanda Sandrelli, Gene Gnocchi e Gigi Proietti. Tutti a dir la loro sulla sfida del partito democratico. Non è fantastico? Come discussione politica non è un gran che, ma come reality show funziona che è una meraviglia. L'isola democratica dei famosi. O le Pupe e i Veltroni.
Il bello è che la sinistra ha passato circa vent'anni a ridere dei nani e delle ballerine di socialista memoria. Ma allora nani e ballerine stavano seduti in platea. Adesso invece, approfittando del vuoto, sono saliti sul palco. Nessuno capisce bene in cosa consista il dibattito fra i leader del partito democratico, per altro alla maggior parte degli italiani manco interessa. Però sappiamo cosa pensano al riguardo De Gregori, Venditti, Paola Turci, Fiorella Mannoia, Milva, i Nomadi, Al Bano, Califano e Francesco Renga. Il Paese ora può stare più tranquillo, il partito democratico un po' meno. Con tutti questi cantanti, sarà impossibile evitare di prendere una stecca.
Mario Giordano