L’isola Tiberina «negata» ai disabili

Questo scambio di mail tra una nostra lettrice e una manifestazione estiva romana ripropone il tema dell’accesso da parte dei disabili.
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«Gentili signori, sono in sedia a rotelle. Sono scesa con l’ascensore all’Isola del cinema all’isola Tiberina e con mia grande sorpresa poi non sono riuscita a venire al cinema (sala De Curtis) perché ci sono dei gradini prima della piazzetta a cui non è stata messa una rampa. Sono andata al cinelab e anche lì hanno dovuto arrangiare una rampa molto instabile e pericolosa. Spero provvediate al più presto».

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«Gentilissima sig.ra Read, siamo alquanto dispiaciuti che Lei non sia riuscita a raggiungere la sala De Curtis; in realtà esiste la possibilità di raggiungere la sala senza dover arrangiare rampe passando dal retro del cinema. Siamo spiacenti che non Le sia stata data questa informazione dal nostro personale; sarà nostra cura convocare una riunione tra tutti per informarli delle vie di accesso ai diversamente abili. Sperando che sia ancora nostra ospite cogliamo l’occasione per inviarLe distinti saluti».Dreaming Island Srl
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«Di nuovo Vi scrivo per lamentare una situazione deplorevole per i disabili che vogliano andare all’isola Tiberina. Innanzitutto le attese all’ascensore poiché gli addetti non sono mai presenti e bisogna gridare e farli venire, con ritardi nella visione del film. Poi non è stata mai risolta la sistemazione di una rampa per il cine lab. Tutto è lasciato alla fantasia dei ragazzi che ogni volta devono trovare tavole o pedane, sempre con grande ritardo nella visione del film. Eppoi le sembra una soluzione far passare i disabili da dietro l’isola, in mezzo ai cavi della luce e passando per la sala al buio per andare alla piazzetta? (...) Mi dicono per problemi economici ci sono poi barriere architettoniche per fare i biglietti del cinema e la pedana del bagno dei disabili è stata messa un mese dopo l’inizio della manifestazione. (...) Farò tutto quello che è nelle possibilità della mia associazione perché non venga riconfermata un’organizzazione tanto carente. Cordiali saluti».
Louise Read