L’ispirazione? È una canzone punk

Ariela Piattelli

C’è un artista che non può fare a meno di ascoltare la musica dei Ramones, la band mito degli anni Settanta, mentre lavora ai suoi quadri. Stiamo parlando di Pablo Echaurren che crea le sue opere a ritmo di rock, e che - almeno stando a quanto conferma lui stesso - non ha bisogno di tacita contemplazione, di riflettere nel silenzio, perché è la musica che lo mette sul giusto binario.
E, a questo punto, non poteva che intitolarsi «A ritmo dei Ramones» (nel foyer dell’Auditorium, fino al 30 luglio) la mostra che raccoglie le opere recenti di Echaurren ispirate alla musica della celebre gruppo punk americano.
È una sintonia che viene da lontano quella tra l’artista romano e la band, una sintonia che ha le sue radici nella controcultura degli anni Settanta: «Era il ’77, tutt’intorno la città bruciava sconvolta dai gruppuscoli di rivoltosi - spiega Echaurren - corpi speciali camuffati da pischelli, generici "street fighting men", schegge impazzite sfuggite di mano a questo e quello. La piazza era un vivaio talmente agitato e intorbidito da ospitare ogni genere di deformazione impolitica: squinternazionalisti, trasversalisti, indiani metropolitani & altro. Io ero fra loro, fra i mohicani romani cioè. Avevo gettato alle ortiche il pennello e impugnato il pennarello dell’agit-pop».
I Ramones erano l’esempio al presente di questa controcultura, le avanguardie storiche il riferimento del passato. Nei suoi quadri c’è tutta la storia dell’arte.- commenta Achille Bonito Oliva, curatore della mostra - dal surrealismo alla Pop Art. La sua è arte puntata sul mondo».
Echaurren colse l’elemento comune tra il rock e la sua arte, un’arte che vuole uscire dagli schemi accademici per restituire alle forme la libertà (Echaurren è anche l’autore del libro dedicato ai Ramones Chiamatemi Pablo Ramone. Elogio della mazza da baseball): «I Ramones, come i Beatles, hanno fatto delle cose importanti - dice il pittore -. In un momento in cui andava il rock ampolloso hanno ricordato alla gente che si può partire a fare rock soltanto con una batteria e un basso, e magari senza essere capaci di suonare. Io quando dipingo ascolto i Ramones e non abbasso mai il volume».
E se Echaurren è stato, ed è tutt’oggi, un fedele fan del gruppo rock, Marky, il «superstite» dei Ramones (gli altri sono morti, quasi tutti giovani) è un fan dell’artista «multimediale»: «Queste opere sono davvero molto belle - dice Marky -. Tra queste ce ne sono due che mi colpiscono di più, The holy family e The harmony show. Mi piacciono i colori vivaci e mi ricordano lo stile degli anni ’50».
E quando Echaurren ha visto Marky, nel foyer dell’Auditorium, gli ha portato dato mazza da baseball, protagonista del celebre pezzo dei Ramones Beat on the brat, per farsela autografare.
L’ingresso alla mostra è libero.