L’Istat conferma: nel 2005 la crescita è rimasta al palo

Migliora rispetto alle stime il rapporto deficit-Pil: 4,1%

da Milano

Non è bastato il buon ritmo delle importazioni e delle esportazioni: nel 2005 il Pil italiano ha registrato una crescita zero, certificata ieri dall’Istat in una dettagliata analisi economica del Paese dalla quale emerge anche la novità positiva di un rapporto deficit-Pil al 4,1%, dunque inferiore alle stime governative (4,3%). Una variazione che ha colto in contropiede perfino il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: «È oggettivamente positivo e onestamente ha sorpreso anche me. Sarei stato contento anche del 4,3%. Vuol dire che la cura ha funzionato».
Difficile invece trovare motivi di soddisfazione nella variazione nulla del prodotto interno lordo che colloca l’Italia non solo ben distante dai risultati conseguiti da Usa (più 3,5%) e Spagna (più 3,4%), ma anche alle spalle della Germania (più 0,9%). Il dato diffuso dall’istituto di statistica conferma quanto riportato dal Tesoro nell’ultimo Dpef, ma contraddice le previsioni di alcuni dei principali organismi internazionali, quali ad esempio il Fondo monetario, che accreditavano l’Italia di un’espansione tra lo 0,1 e lo 0,2%. Alla base della decelerazione rispetto alla crescita dell’1,1% (rivista al ribasso dal precedente più 1,2%) messa a segno nel 2004, il calo degli investimenti fissi lordi (meno 0,6%) e la stasi nei consumi delle famiglie, mentre sono rimaste su livelli sostenuti sia le importazioni che le esportazioni.
La crescita nulla del Pil sembra inoltre aver avuto effetti sull’occupazione. Secondo l’Istat, sono andati perduti 102mila posti di lavoro. Un calcolo effettuato misurando i contratti a tempo pieno al netto della cassa integrazione (le “unità di lavoro”) che viene però contestato dal sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «Questo esercizio ci ha consentito solo di verificare la riduzione del lavoro autonomo quale conseguenza della marginalità di molte micro-imprese specie del commercio. Ma i posti di lavoro, il cui saldo si rileva con l’indagine sulle forze di lavoro sono manifestamente cresciuti». «C’è una lieve contrazione delle ore lavorate - commenta Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi - ma questo è un dato legato all’andamento della crescita. Il quadro mostra un anno di uscita dal tunnel: si sono create le condizioni per una ripresa della crescita nel 2006». Di ben altro tenore le valutazioni di Romano Prodi, candidato premier dell’Unione: «I dati Istat suscitano una grandissima preoccupazione, nessuno pensava a una recessione così lunga, la peggiore dal Dopoguerra».
Per quanto riguarda il rapporto deficit-Pil al 4,1% (superiore al 3,4% dell’anno precedente), al miglioramento rispetto alle previsioni del governo hanno contribuito il ricorso a swap per 2.092 milioni di euro e anche la revisione decennale del Pil che ha portato a valutare meglio il peso dei servizi bancari e degli ammortamenti. Il dato sulla percentuale del debito pubblico sul Pil verrà invece comunicato il 15 marzo.
Nel rapporto l’Istat rileva infine una lieve riduzione della pressione fiscale, passata dal 40,6 del 2004 al 40,5%, ma un aumentato peso delle tasse, con le imposte dirette cresciute del 2% e quelle indirette del 3,3%.