L’Istat rifà i calcoli e scopre un’Italia con meno debiti

L’indebitamento-Pil 2000 corretto dal 111,4 al 109,1% grazie al maggior sviluppo economico

da Milano

Più crescita economica, più leggero il rapporto tra Pil e debito pubblico: sono positive per l’Italia le notizie che giungono dalla revisione Istat dei conti nazionali del periodo 1992-2000, effettuata in base alle regole comunitarie.
La diversa metodologia di calcolo, introdotta da Bruxelles per rendere il più possibile omogenea la situazione contabile dei singoli Stati membri dell’Unione, ha portato a una robusta revisione al rialzo della ricchezza nazionale, salita nel 2000 del 3,6% rispetto al 3% della stima precedente. In questo modo, nonostante l’ammontare del debito pubblico sia rimasto inalterato (il computo spetta alla Banca d’Italia), uno dei parametri-chiave del Patto di Stabilità, ovvero il debito-Pil, è calato del 2,3% dal 111,4 al 109,1%.
L’Italia resta certamente ben al di sopra della soglia limite del 60%, ma l’aggiustamento al ribasso potrebbe non rimanere un fatto isolato, visto che lo stesso Ufficio di statistica non esclude miglioramenti anche per gli anni 2001-2005. «Considerato che il debito viene continuamente rivisto da Bankitalia e il Pil viene rivisto con la nuova metodologia al rialzo è probabile - spiega Alfonsina Caricchia, responsabile della contabilità nazionale - . Però non so dire se sarà dell’ordine di grandezza degli anni Novanta». Se così fosse, anche il temuto ampliamento dell’indebitamento nel 2005 (il primo dopo un decennio) avrebbe un impatto meno significativo sulla percentuale tra debito e Pil.
Al miglioramento del tasso di sviluppo economico del nostro Paese hanno contribuito due fattori. Per la prima volta sono stati allocati ai settori «Utilizzatori finali» i Servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati, i cosiddetti Sifim. Con il risultato di contabilizzare da un lato un aumento dei consumi delle famiglie, della pubblica amministrazione e dei consumi intermedi e dall’altro anche un incremento delle esportazioni e delle importazioni. Secondo fattore, il diverso sistema di calcolo della deflazione, non più misurata su base fissa (il 1995), bensì sui prezzi dell’anno precedente in modo da rendere più accurato il tasso di crescita. I ricalcoli Istat non hanno tuttavia portato solo correzioni in positivo: dal ’93 al ’95 il Pil resta invariato a meno 0,9, 2,2 e 2,9%; nel ’96 scende da 1,1 a 0,7%; nel ’97 da 2 a 1,9%; nel ’98 da 1,8 a 1,4%; nel ’99 da 1,7 a 1,9% e nel 2000, appunto, dal 3 al 3,6%.
E anche per quanto riguarda l’indebitamento netto, molte delle revisioni hanno avuto un impatto poco significativo. Nel periodo 1992-2000 risulta mediamente salito di 350 milioni di euro, con un minimo di 61 milioni nel ’92 e un massimo di 1,2 miliardi nel 2000.
La freddezza delle cifre rende l’idea della complessità della materia, ma nasconde anche aneddoti gustosi. Un esempio? L’invito, rivolto all’Istat dalla Corte dei conti Ue, a rivedere le stime sulle mance ai dipendenti degli alberghi, giudicate troppo elevate.