L’Istituto dei tumori festeggia 80 anni e scopre staminali «buone e cattive»

Marisa De Moliner

Ottant’anni di glorioso servizio. È quello che può vantare l’Istituto nazionale dei tumori che non si siede però sugli allori. Guarda al futuro puntando su ricerca e staminali. E sono proprio queste ultime a suscitare speranze. All’ospedale di via Venezian hanno scoperto che non ne esistono solo di buone, ma anche di cattive. Adesso la sfida è trovare il modo di bloccarle e renderle innocue. Uno dei progetti che fanno aggiudicare all’istituto il ruolo di punta di diamante nel campo della ricerca, come ha riconosciuto ieri il ministro della Salute Francesco Storace presenziando alla celebrazione degli 80 anni della struttura sanitaria. «Ha prodotto progressi e ricerche capaci di rassicurare i cittadini - afferma -. Si sta lavorando per il futuro. Dobbiamo convincere le istituzioni a considerare prioritario l’investimento in sanità e ricerca». E Storace avrebbe già individuato la ricetta per guarire la ricerca italiana che soffre anche di un’emorragia di cervelli che il ministro vorrebbe riportare in Italia: «Far conoscere agli italiani i risultati raggiunti nei laboratori del nostro Paese».
Lo studio sulle staminali «buone e cattive» condotto da Dario Ponti e Maria Grazia Daidone nel Dipartimento di Oncologia Sperimentale diretto da Marco Pierotti ha scoperto che nel carcinoma mammario esiste un nucleo di staminali in grado di riprodursi senza fine e di resistere ai trattamenti antineoplastici. Si potrebbero individuare nuove terapie per distruggere le cellule staminali cattive. Ma il direttore scientifico Natale Cascinelli lancia un allarme-investimenti: «In futuro potrebbero mancare i soldi per pagare gli stipendi dei ricercatori. I fondi pubblici per la ricerca corrente, che coprono la necessità di base dell’istituto, infatti, sono in calo dal 2001».