L’istrione Modugno che cantava Quasimodo

Di lui diceva Fabrizio De André: «Se prima non ci fosse stato Modugno, oggi non ci saremmo noi». Vero: la potenza rivoluzionaria dello chansonnier pugliese resta incommensurabile. E poco conta se il suo canzoniere alterna, come accade a quasi tutti gli artisti, pagine di astrale livello e cadute deludenti. Questo Radio show, con registrazioni radiofoniche inedite su disco, contiene le une e le altre. Ma anche da queste ultime emerge, se non altro, la grandezza dell’interprete: istrionico e viscerale, guascone ma all’occorrenza elegiaco, naïf e tuttavia avvedutissimo. Dotato di un istinto sorgivo che sedusse il mondo intero e indusse Salvatore Quasimodo a definire Modugno «un rapsodo, cantante di monodie e di architetture corali». Appunto di Quasimodo è il testo di Le morte chitarre, la pagina più epica di questo disco arricchito da brevi interviste, che trova nel respiro panico di Sole, sole, sole, nel bozzetto metafisico di Vecchio frac, nel delizioso La donna riccia, nella straordinaria Lu pisce spada - vera tragedia greca in quattro minuti - oltre che in Notte di luna calante, Tu sì ’na cosa grande, Amara terra mia, Strada ’nfosa le più profonde emozioni.

Domenico Modugno Radio show (Rai)