«L’Italia agisca contro la sharia in Occidente»

Anna Maria Greco

da Roma

Truppe d’occupazione, quelle italiane in Irak? Ciampi non l’avrebbe consentito, in omaggio alla Costituzione. Marcello Pera contesta duramente le affermazioni «piuttosto pesanti» del candidato leader dell'Unione, Romano Prodi, sulla missione Antica Babilonia. E ripete che quella scatenata dal terrorismo internazionale è «una guerra santa contro la nostra cultura, i nostri diritti e le nostre garanzie, di cui cerchiamo di rendere partecipe anche il mondo islamico». Il presidente del Senato si appella ai musulmani moderati perché abbiano «una reazione più forte» e condannino gli estremisti. «Devono impegnarsi di più - dice - e isolare il fenomeno del terrorismo: a volte sembrano invece utilizzare parole di copertura e giustificazione. Forse ci vorrebbe una bella manifestazione pubblica da parte loro in questo senso: sarebbe molto apprezzata e contribuirebbe ad integrarli nella nostra realtà».
Pera si trova in Toscana, per gli incontri al Caffè della Versiliana, e di là spiega che le nostre truppe in Irak «non sono andate affatto ad occupare, non sono belligeranti, ma sono state inviate in risposta a una risoluzione dell'Onu». Al presidente Pera, dunque, non sembra «rispettoso» parlare come ha fatto Prodi ignorando che ci sono precisi vincoli fissati dalla Carta fodamentale. «Se fossero state truppe di occupazione - scandisce il numero uno di palazzo Madama - non essendo previste dalla Costituzione, sarebbe stato il Capo dello Stato a fermarle». Non è la prima volta che Prodi annuncia il ritiro dall'Irak in caso di vittoria alle elezioni, ricorda Pera, ma bisogna chiarire che le nostre truppe «stanno facendo un eccellente lavoro di ricostruzione e per la pace e sono sempre più apprezzate dalla popolazione locale per professionalità e umanità».
Secondo Pera è «riduttivo» pensare che all'origine dell’attacco terroristico ci sia il conflitto iracheno o quello israelo-palestinese. «C'è una guerra - dice - che usa il terrorismo contro l'Occidente e non possiamo che prenderne atto. La fanno terroristi che combattono contro di noi non per quello che abbiamo fatto ma per quello che siamo». Il presidente del Senato sottolinea che è in corso «come dicono gli stessi terroristi, una guerra contro giudei e crociati, ovvero contro ebrei e cristiani che si trovano in Occidente». Dopo gli interventi di Ciampi, Berlusconi, Casini e anche del Papa che hanno messo in guardia dal concetto di «scontro di civiltà», il presidente-filosofo insiste nella sua interpretazione. «I terroristi ci definiscono cani - prosegue Pera - e considerano la nostra una società depravata».
Proprio in quest’ottica di guerra santa, secondo Pera, Israele e Vaticano «devono ricompattarsi contro il terrorismo anziché dividersi», come stanno facendo nello scontro diplomatico sugli attentati. E questo, aggiunge il presidente del Senato, anche perché Israele «è l'unica democrazia di tipo occidentale in Medio Oriente». «Molto addolorato» per gli «equivoci» che devono essere chiariti, Pera ricorda che Papa Ratzinger si è sempre dimostrato «disponibile all'apertura e alla comprensione verso Israele e gli ebrei» e nota «toni troppo elevati in entrambe le note diplomatiche».
Pera parla anche della Turchia, Paese islamico ma «integrato nell’Occidente», per dire che non si può «isolarlo», ma bisogna porsi «l'interrogativo se tutti gli europei sono pronti al suo ingresso e se l'Europa è pronta a mescolarsi con una comunità di notevoli proporzioni». Insomma, ci vuole una scelta consapevole, «anche con un referendum».
Per opporsi alla minaccia terroristica, secondo Pera ci vorrebbe, da parte dei musulmani moderati, «più consapevolezza del rischio terrorismo». «Stiamo facendo molti sforzi - spiega - per poter integrare al meglio i cittadini islamici in Europa. È ipocrita e impossibile chiudere le frontiere agli immigrati. Cerchiamo invece di educarli ai nostri principi e offriamo loro condizioni di vita ottimali, perché non è difficile dialogare con loro quando accettano le regole del nostro Paese».
Positivo il giudizio sul pacchetto-Pisanu, che rappresenta «un buon equilibrio tra aumento della sicurezza e rispetto delle garanzie e della libertà: un compromesso accettabile». Pera loda le forze di polizia e i servizi di informazione «che hanno dimostrato di essere tra i migliori d'Europa». La fiducia in loro e nelle nuove misure antiterrorismo ci consentirà un’«estate sufficientemente serena».