L’Italia è ancora ostaggio dei comunisti

Andiamo al nocciolo della questione ed al concreto oggettivo. In Italia, a differenza del resto d’Europa, sopravvivono e vegetano due partiti comunisti radicali, estremisti e massimalisti (gli oggettivi si sprecano!). Sono i partiti di Bertinotti e di Diliberto che insieme fanno un 7-8% di elettorato. Senza l’apporto di questi partiti il centrosinistra non potrebbe mai vincere. Con questi due partiti non può governare. Questione di manifesta incompatibilità con altri partner dello schieramento e questo a prescindere dal numero di seggi di vantaggio. Al più ed al meglio, per evitare Scilla e Cariddi, guai a chi si muove. Ne deriva immobilismo, un non governo che resta in piedi al solo scopo di non cadere, per questo, e non solo, peggiore anche di un pur sempre opinabile malgoverno. Non c’era e non c’è bisogno di controprove pratiche (ce ne sarebbero a iosa); detto non governo, in costante paralisi operativa, era ampiamente prevedibile ancor prima del voto. Chiaro ed evidente in sé. Resta un fatto per me inspiegabile: ad un ipotetico «male» (Berlusconi) gli elettori, pur sapendolo, hanno preferito un sicuro «peggio» (Prodi & Co.). De gustibus, oppure la catena del ragionamento contiene qualche anello debole che non tiene?