L’Italia base dei predicatori di Al Qaida

Massimo Introvigne

La retata di arresti in Spagna interessa l'Italia perché sembra abbia portato alla scoperta degli organizzatori dell'attentato del 2003 contro i carabinieri italiani a Nassirya. Ma i documenti sequestrati nella moschea di Vilanova y la Geltrú, una località presso Barcellona il cui imam è stato arrestato, confermano quanto è stato trovato nella casa di Mohammed Aberrada, catturato dalla polizia spagnola a Torremolinos lo scorso 3 gennaio. E ci danno una serie di informazioni preziose su come opera Al Qaida in Nordafrica e tra gli immigrati nordafricani in Spagna, Francia e Italia.
In Algeria il Gia (Gruppo islamico armato), il maggiore responsabile delle stragi perpetrate durante la guerra civile, è stato ridotto ai minimi termini dalla repressione militare. Comunque, lo stesso Bin Laden, considerando del tutto controproducente il massacro di civili musulmani, lo aveva condannato già cinque anni fa, favorendo la scissione del Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento), l'unica formazione algerina effettivamente integrata nella rete di Al Qaida. Anche il Gspc ha subito duri colpi dall'esercito algerino. Negli ultimi mesi il governo marocchino ha però ammesso che sono numerosi i militanti del Gspc rifugiati in Marocco che la polizia locale non riesce a catturare.
Dal Marocco un buon numero di reduci della sanguinosa guerra civile algerina è passato in Europa, dove continuano a lavorare per lo scopo che è stato loro assegnato dalla cupola di Al Qaida: la saldatura degli ultra-fondamentalisti legati a Bin Laden algerini e marocchini in un'unica organizzazione. Questa organizzazione - di cui Aberrada era un esponente di prima importanza - si occupa sia di organizzare attentati in Marocco e in Europa, sia di reclutare combattenti che sono poi fatti entrare in Irak dalla Siria e messi al servizio della filiale irachena di Al Qaida diretta da Zarqawi. Sarebbe stato questo, appunto - dalla Spagna all'Irak - l'itinerario del commando che ha colpito a Nassirya.
La componente marocchina della nuova organizzazione di Bin Laden ha arruolato militanti e dirigenti del Gic (Gruppo islamico combattente) e del Gicm (Gruppo islamico combattente marocchino), entrambe organizzazioni senza dubbio terroristiche - la seconda è alle origini anche della cellula, ribattezzata «Hofstad» dai servizi olandesi, responsabile dell'assassinio del regista Theo Van Gogh - i cui dirigenti rivendicano peraltro, non si sa con quanta sincerità, un'autonomia da Al Qaida. La rete di predicatori e attivisti ultra-fondamentalisti in maggioranza marocchini - ma con qualche algerino che può mettere a disposizione l'esperienza concreta di anni di guerriglia nel suo Paese - ha messo salde radici nelle moschee più estremiste non solo spagnole, ma anche francesi e italiane.
Un altro dato che emerge dai documenti sequestrati in Spagna è la sostanziale estraneità del grande movimento fondamentalista marocchino Giustizia e Benevolenza (che a sua volta ispira alcune moschee italiane), fondato dallo shaykh Abdelsalam Yassin e oggi diretto in Marocco dalla figlia Nadia, alle campagne terroristiche. È quanto sostengono gli Stati Uniti, che fanno anzi pressioni sul re Mohammed VI perché il gruppo di Nadia Yassin non sia messo fuorilegge, considerando il suo neo-fondamentalismo, rigorista ma non violento, un'alternativa e non un complice di formazioni come il Gic e il Gicm, che del resto hanno rotto con Giustizia e Benevolenza da circa dieci anni.